Siracusa, tra prescrizioni, fideiussioni e tempi stringenti: gli obblighi della Procura per respirare “una nuova aria”

La Procura aretusea ha sequestrato gli impianti autorizzando sin d'ora la restituzione degli stessi a condizione che le società si attengano alle prescrizioni imposte dall'organo inquirente nei tempi di esecuzione stabiliti: tra i 60 e i 90 giorni per la presentazione dei progetti e 12 mesi per l'esecuzione delle prescrizioni

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Prescrizioni con tempi stringenti per limitare i fenomeni di molestie olfattive prodotte dalle emissioni diffuse degli impianti della zona industriale. E con la garanzia economica di una fideiussione pari all’investimento da mettere in atto. In estrema sintesi questo è il provvedimento che l’autorità giudiziaria di Siracusa ha preso nei confronti di 4 società del polo petrolchimico a seguito di una mirata indagine sull’inquinamento atmosferico.

I Pm non vogliono parlare di bacchettate, ma di semplice supplenza, anche se leggendo l’ordinanza della Procura di Siracusa sui sequestri preventivi a carico di Versalis, Ias, Priolo Servizi e Sasol, appare chiaro che gli inquirenti abbiano “rivisitato” ma soprattutto ristretto il campo per attuare le prescrizioni. “Non vogliamo sostituirci ai tavoli ministeriali” ha detto il procuratore Fabio Scavone. Non avranno voluto ma in sostanza lo hanno fatto, perchè la Procura aretusea ha sequestrato gli impianti autorizzando sin d’ora la restituzione degli stessi a condizione che le società si attengano alle prescrizioni imposte dall’organo inquirente nei tempi di esecuzione stabiliti: tra i 60 e i 90 giorni per la presentazione dei progetti e 12 mesi per l’esecuzione delle prescrizioni.

Il tutto utilizzando le Bat, le “Best Available Techniques” (migliori tecniche disponibili). Perchè la Procura contesta anche questo: dall’assenza di Aia (Autotizzazioni integrate ambientali) come nel caso del depuratore consortile Ias, ad autorizzazioni di manica “larga” da parte del Ministero durante i tavoli tecnici di revisione. E adesso chiede alle società di correre ai ripari. E alla svelta.

Per quanto riguarda gli stabilimenti Sasol e Versalis, la Procura impone alle società due tipi di prescrizioni: la prima sulla verifica dei valori limite di emissione, la seconda su alcune opere da realizzare per ridurre le emissioni provenienti dagli impianti. Nel primo caso si chiede alle due società di “procedere a verifica di conformità delle emissioni convogliate ai valori limite di emissione… con riferimento ai valori stabiliti in Aia a partire dall’1 dicembre 2017, rendendo disponibili i dati emissivi nella forma e con la base temporale idonea alla verifica del rispetto di tali valori limite.” Inoltre gli eventuali superamenti “dovranno essere affrontati in analogia a quanto definito nell’Aia vigente per gli altri superamenti dei valori limite di emissione”.

Il gestore dell’impianto dovrà quindi proporre un cronoprogramma attuativo per ridurre le emissioni in atmosfera, presentando una garanzia fideiussoria pari al costo delle opere da attuare e la loro messa in esercizio dovrà essere documentata entro 90 giorni. Dal punto di vista strutturale, invece, la Procura della Repubblica impone il completamento della copertura delle vasche Api che costituiscono l’impianto del trattamento acque, presentando un cronoprogramma dei lavori di realizzazione che non superi i 12 mesi corredati da garanzia fideiussoria pari al costo delle opere da effettuare. Altro obbligo quello del monitoraggio del tetto di tutti i serbatoi contenenti prodotti volatili e/o mantenuti in condizioni di temperatura tali da generare emissioni diffuse per la verifica della presenza e della funzionalità di presidi atti a limitare l’emissione in atmosfera di vapori provenienti dagli stoccaggi.

Questo monitoraggio dovrà essere completato entro 60 giorni e corredato da una relazione che includa documentazione fotografica di ogni serbatoio controllato. Infine gli stabilimenti dovranno dotarsi di un impianto di recupero vapori nei rispettivi pontili di carico e scarico. Anche in questo caso il tempo di attuazione è di un anno e con l’obbligo di presentazione di una fideiussione pari al costo delle opere.

Meno imponenti ma comunque stringenti gli obblighi imposti a Priolo Servizi. Qui la Procura si è “limitata” a chiedere il completamento della copertura delle vasche Api e la realizzazione della copertura di altre 4 vasche dell’impianto di trattamento acque. Così come per i due colossi della chimica anche qui viene chiesto un cronoprogramma attuativo per la realizzazione delle opere che non dovrà superare i 12 mesi, sempre corredato da fideiussione pari al costo dei lavori.

Per Ias, infine, viene richiesta la progettazione e realizzazione di uno o più sistemi per la captazione e l’abbattimento degli odori prodotti dall’impianto. In questo caso la Procura dà due possibilità al depuratore consortile: o tramite l’adeguamento dell’impianto di deodorizzazione costruito (mai funzionante, eccezion fatta per un nebulizzatore) oppure tramite la progettazione e realizzazione di un impianto ex novo “idoneo ed efficace allo scopo”. E ovviamente anche qui a garanzia, viene richiesta la fideiussione. La palla, adesso, passa alle aziende, sperando che da domani il vento possa cambiare…


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