Siracusa, il Riesame conferma i domiciliari per Pippo Gennuso, rigettato il ricorso del parlamentare

Gli avvocati del parlamentare di Rosolini, Carlo Taormina e Corrado Di Stefano, avevano chiesto la scarcerazione del proprio assistito, deputato di Popolari e Autonomisti, accusato dalla Procura di Roma di corruzione in atti giudiziari

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Il Tribunale del Riesame di Roma ha rigettato il ricorso avanzato dai difensori del deputato regionale Giuseppe Gennuso confermando la misura cautelare degli arresti domiciliari, prevista nell’ordinanza emessa dal Gip Daniela Caramico D’Auria.

Gli avvocati del parlamentare di Rosolini, Carlo Taormina e Corrado Di Stefano, avevano chiesto la scarcerazione del proprio assistito, deputato di Popolari e Autonomisti, accusato dalla Procura di Roma di corruzione in atti giudiziari a seguito delle dichiarazioni dell’avvocato Piero Amara che, con il socio Giuseppe Calafiore, ha ricostruito il meccanismo per il pagamento dei soldi ai giudici amministrativi.

L’ex presidente del Cga Raffaele De Lipsis (anch’egli ai domiciliari) presiedeva il collegio del Cga che nel 2014 accolse il ricorso dell’onorevole Giuseppe Gennuso. Il voto fu invalidato e ripetuto in nove sezioni elettorali di Rosolini e Pachino, dalle quali sarebbero sparite alcune schede (c’è un procedimento penale di Gianni nei confronti di un dipendente del Tribunale, e lo stesso Gennuso si è costituito parte civile). Una “rivoluzione”, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, ottenuta grazie al versamento di somme da parte del deputato regionale nei confronti dell’ex presidente del Cga non inferiori a 30 mila euro, grazie alla mediazione di Amara, Calafiore e Luigi Pietro Caruso. Quest’ultimo, a detta dei due legali siracusani, sarebbe stato il vero e proprio trait d’union con De Lipsis. Costo dell’operazione: 70/80 mila euro.

Intanto prosegue l’iter dell’incidente probatorio a Roma. Dopo aver ascoltato Amara ribadire le accuse, si proseguirà il 26 e il 27 marzo prossimo quando verranno ascoltati Calafiore e l’imprenditore Alessandro Ferraro. “Attendiamo chiarimenti dall’incidente probatorio – le parole dell’avvocato Taormina – che potrebbero essere risolutivi, poi chiederemo la scarcerazione”.


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