Siracusa, verbale al solarium alla fonte Aretusa: ma è una gara a chi sbaglia e chiacchiera di più

Sul solarium alla Fonte Aretusa una vera e propria fabbrica degli errori - politici, tecnici e amministrativi – ancor più grave perché tutto nasce da Facebook

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Sul solarium alla Fonte Aretusa una vera e propria fabbrica degli errori – politici, tecnici e amministrativi – ancor più grave perché tutto nasce da Facebook. Anzi da un post del sempre attento Salvo Salerno, comitato Quartieri fuori dal Comune, che sabato scorso aveva pubblicato un’immagine della struttura delle polemiche. Iniziamo dalla… fine: i titolari del solarium sono stati sanzionati questa mattina. Ma il racconto tipico di un romanzo avvincente come solo Siracusa sa fare, con piccoli e grandi errori, merita di essere raccontato con ordine.

Per realizzare i container è stata presentata la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) e l’istanza, come tutte quelle che comportano lavori edili, è pervenuta telematicamente al sistema Halley. Invece di essere acquisita, istruita, visionata e messa agli atti all’ufficio speciale per Ortigia, la pratica finisce allo Sportello unico per l’edilizia che non ha competenza diretta sul centro storico. La pratica per motivi non del tutto chiari, non viene assegnata e non viene comunicata l’avvenuta presa in carico. Da fine aprile. Non si istruisce, rimane in sospeso e passano i 30 giorni. Silenzio assenso.

Qui finisce l’errore amministrativo, subentra la polemica politica con l’avvocato Salerno che si accorge dei container e con gli assessori Fabio Granata e Giusy Genovesi che “insorgono”. Il primo la chiama “oscenità non tollerabile” che va fatta “rimuovere subito senza se e senza ma” perché non è sopportabile un “tale oltraggio al paesaggio di Ortigia”. La seconda, invece, evidenzia (in un posti in cui poi viene modificata la privacy) che “il paesaggio non si tocca” e che nessun ufficio comunale “ha autorizzato questo scempio né mai potrà autorizzarlo. Sia chiaro a tutti”. Intanto però lo stesso Salerno ricorda che da fine aprile (il 29 per l’esattezza) gli assessori sapevano. Chi più chi meno. La levata politica di scudi si ferma qui.

Anche perché subentrano i tecnici, nella terza parte del romanzo, e annotano: i container erano stati autorizzati – in legno e non in lamiera rivestita – ma presentano una variazione delle aperture che non va con la Scia bensì con un permesso di costruire o con una Scia alternativa al permesso di costruire. Quindi: pratica da rifare, verbale di infrazione urbanistica in cui si evidenzia anche la presenza di due gazebo in una struttura tubolare senza autorizzazione con ordinanza di messa in pristino.

Il verbale sarà poi inviato al Demanio che prenderà i provvedimenti del caso. A questo punto – e siamo a metà giugno – i titolari del solarium dovranno smontare i container per ricostruirli in legno e decideranno se cambiare le aperture o mantenere il prospetto inalterato (c’è chi sussurra che la variazione sarebbe perfino migliorativa) ma nella struttura non ci saranno più quei due gazebo (in tubolare) che facevano da sostegno al bar. E questo, per ora, è tutto.


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