Sistema Siracusa, per la Procura di Milano “Eni pagò 25 milioni di euro ad Amara per mantenere il silenzio”

Una novità emersa ieri dopo la perquisizione della Guardia di Finanza a casa dell'avvocato di Siracusa ordinata dalla Procura di Milano, il difensore di Amara respinge le accuse della Procura bollandole come un "abbaglio"

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Secondo la Procura di Milano, Eni pagò 25 milioni di euro alla società di Piero Amara per “mantenere il silenzio sul coinvolgimento dei vertici nell’inquinamento probatorio” attuato dall’avvocato siracusano nel 2015-2016 con il coinvolgimento dell’ex Pm (poi arrestato) Giancarlo Longo. È quanto riporta il Corriere della Sera nell’edizione di oggi nell’articolo a firma di Luigi Ferrarella.

Amara, avvocato esterno di Eni per i processi in materia ambientale, dal 2003 aveva ricevuto da Eni parcelle per almeno 11 milioni di euro fino al 2018, quando poi è finito in carcere per le inchieste sul cosiddetto Sistema Siracusa delle Procure di Messina e Roma, che scoperchiò la vasta rete di corruzione anche di giudici.

Secondo i magistrati milanesi, a cavallo dei due interrogatori, fu proprio l’Eni attraverso la società Ets trading shipping a finanziare la Napag dell’avvocato Amara e dell’imprenditore calabrese con interessi a Dubai Francesco Mazzagatti, per un approvvigionamento di polietilene in Iran.

Una novità, questa, che sarebbe emersa ieri a seguito di una perquisizione della Guardia di Finanza a casa di Amara ordinata dalla Procura di Milano (in questa vicenda non è indagato e non è stato perquisito Alessandro Ferraro) che configura due nuove ipotesi di reato: autoriciclaggio e induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria. E soprattutto quest’ultima accusa potrebbe influire sulla proposta di patteggiamento ancora in piedi a Messina (a Roma ha concordato 3 anni per corruzione).

Si tratta del filone sul depistaggio e il finto complotto sull’ad De Scalzi, compiuto (secondo l’accusa) per intralciare i processi di Milano contro Eni e i dirigente e per screditare i consiglieri indipendenti Zingales e Litvack attraverso le Procure di Trani e Siracusa.

Interpellato dal Corriere, il difensore di Amara respinge le accuse della Procura bollandole come un “abbaglio” perché il proprio assistito “non aveva cointeressenze con la Napag, ma solo rapporti di clientela e amicizia – dice il legale Salvino Mondello – Il contratto in questione non era fittizio ma reale: se poi perfezionato avrà comportato solo un profitto di alcune centinaia di migliaia di euro e se invece interrotto per le sanzioni all’Iran, avrà comportato la restituzione dei soldi. L’idea dei Pm che Amara protegga i vertici Eni è contraddetta dagli atti”.


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