Sistema Siracusa, a Messina chiesto il rinvio a giudizio per il manager Bigotti

In questa indagine della Guardia di Finanza di Messina risulta coinvolto anche il consulente siracusano Vincenzo Ripoli, che deve rispondere di corruzione in atti giudiziari

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La Procura di Messina ha chiesto il rinvio a giudizio per il manager Ezio Bigotti, imprenditore piemontese, presidente del gruppo Sti aggiudicatario di numerose commesse della Centrale acquisti del Tesoro (Consip) indagato con il tecnico petrolifero Massimo Gaboardi per la vicenda Eni sul falso complotto.

Si tratta dell’inchiesta per corruzione in atti giudiziari che nel febbraio scorso aveva portato agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione in atti giudiziari e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. Il procedimento è legato all’inchiesta della Procura di Messina, guidata da Maurizio de Lucia, sul “Sistema Siracusa” che portò all’arresto di 13 persone accusate di far parte di un “comitato di affari” capace di condizionare indagini e procedimenti giudiziari.

L’indagine coinvolse, oltre all’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo (che ha patteggiato), gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore che da mesi collaborano coi magistrati e che dopo aver patteggiato a Roma attendono di farlo anche a Messina. Ma per loro, che hanno coinvolto proprio Bigotti, se ne parlerà il 25 giugno (dopo l’ennesimo rinvio dell’udienza davanti al gup, avvenuto la settimana scorsa).

In questa indagine della Guardia di Finanza di Messina, risulta coinvolto anche il consulente siracusano Vincenzo Ripoli, che deve rispondere di corruzione in atti giudiziari.

 


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