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Siracusa, l’annuncio choc: “il museo mette in vendita 20 frammenti di papiri greci”. Servono soldi per andare avanti, la Regione ha “chiuso i rubinetti”

"Smembrare un patrimonio di tale valore sarebbe una grave perdita per la città - afferma Francesco Italia, assessore alla Cultura - Dobbiamo provare ad evitarlo, non attraverso di strumenti assistenza finanziaria, ma individuando percorsi sostenibili di valorizzazione e promozione del museo"

Il museo mette in vendita 20 frammenti di papiri greci e demotici della propria collezione, di accertata provenienza, acquistati circa dieci anni e, per quanto di conoscenza, inediti. I papiri sono offerti per la vendita in gruppo e non singolarmente“. Il museo del papiro Corrado Basile di Siracusa – una realtà unica al mondo, dedicata al papiro e ai suoi usi – ha bisogno di soldi e ha deciso così di mettere un annuncio che non è passato inosservato agli studiosi e appassionati per la scelta dei due ricercatori, Corrado Basile e Anna Di Natale, di privarsi di rari reperti risalenti a 1500 anni fa in modo così plateale, attraverso il sito internet e i social del museo.

La notizia è apparsa in forma di pubblicità sulla pagina Facebook di un collega – scrive sul suo blog Roberta Mazza, curatrice del museo di Manchester – Abbiamo pensato a uno scherzo, ma sia la pagina Facebook che il sito del museo riportano la stessa notizia“.

La direttrice del museo, Anna Di Natale, ha risposto in questi termini a una sua richiesta di informazioni mandata attraverso la Papy-list (la mailing list dei papirologi): “il Museo del Papiro ha deciso di mettere in vendita alcuni papiri della propria collezione per reperire risorse per realizzare altri progetti”.

L’episodio non è isolato: tra gli ultimi casi si ricorda la vendita di alcuni papiri della collezione Bodmer al collezionista americano Steve Green (Museum of the Bible), e la vendita ad almeno tre collezionisti privati di alcuni papiri da Ossirinco da parte del Bade’ Museum of Archaeology di Berkeley ma “mi chiedo che tipo di messaggio il museo pensi di trasmettere alle nuove generazioni – aggiunge la Mazza – vendendo manoscritti antichi di cui il museo medesimo dovrebbe infatti essere custode. Il museo è spesso sede di convegni scientifici di Egittologia e Papirologia organizzati dall’Istituto Italiano per la Civiltà Egizia. Mi domando cosa pensino i membri di questo istituto della vendita. Certo un museo del papiro che vende i suoi papiri rende la vicenda particolarmente surreale“.

Come riporta “La Stampa”, l’inserzione ha scaldato gli animi così tanto da portare la coppia a cancellarla dal sito, ma non a rinunciare alla vendita. “Siamo obbligati, la Regione ci ha dimezzato di anno in anno i contributi. Vendiamo perché abbiamo bisogno di liquidità per andare avanti – ha confermato Basile, precisando che la vendita non è intesa per privati ma solo per enti – Siamo già in trattativa con università italiane e straniere che si sono dimostrate interessate alla nostra proposta“. Da oltre trent’anni l’Istituto internazionale del papiro porta avanti attività di ricerca tecnico-scientifica e storica sul papiro, sulle antiche tecniche di manifattura della carta di papiro, sul restauro di papiri antichi, nonché sulle tradizioni legate al papiro. Il tutto grazie a finanziamenti pubblici che ne hanno riconosciuto il loro valore e successo ma la Regione ha ridotto e di tanto i contributi: 117 mila euro erogati nel 2009 sono diventati 66 mila nel 2013 e 15.750 nel 2017.

Smembrare un patrimonio di tale valore sarebbe una grave perdita per la città – afferma Francesco Italia, assessore alla Cultura – Dobbiamo provare ad evitarlo, non attraverso di strumenti assistenza finanziaria, ma individuando percorsi sostenibili di valorizzazione e promozione del museo“.


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