Veleni in Procura a Siracusa, “danno d’immagine al Ministero della Giustizia”: condannati Rossi e Musco

Gli avvocati difensori hanno preannunciato la presentazione del ricorso in appello, i due magistrati sono stati condannati a pagare 50 mila euro ciascuno

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Condannati a risarcire con 50 mila euro ciascuno il ministero della Giustizia per danno d’immagine. È quanto hanno deciso i giudici della Corte dei Conti nei confronti dell’ex procuratore capo della Repubblica di Siracusa Ugo Rossi e dell’ex Pm di Siracusa Maurizio Musco.

Rossi e Musco sono stati condannati in via definitiva per il reato di abuso d’ufficio, il primo a 12 mesi, il secondo a 18. Uno per non essersi astenuto nella vicenda sulla gestione del servizio idrico in provincia di Siracusa che avrebbe coinvolto un suo familiare, l’altre per una mancata astensione nella vicenda giudiziaria che riguardava l’iter di approvazione della piattaforma polifunzionale Oikoten ad Augusta nella quale era coinvolto l’avvocato Piero Amara (al centro del cosiddetto Sistema Siracusa). Al sostituto procuratore era stata riconosciuta “l’esistenza di uno strettissimo rapporto di amicizia con l’avvocato Amara”, sottolineando la gravità delle condotte e il danno “cagionato all’immagine della gestione equilibrata e imparziale della funzione giudiziaria del pubblico ministero”.

 Il ministero decise di inviare degli ispettori per accertare queste commistioni, e nella successiva relazione emerse un “uso distorto delle funzioni” dei due procuratori.

“I fatti per i quali è intervenuta la condanna penale degli odierni convenuti – si legge nella sentenza dei giudici contabili, come riporta Blog Sicilia – hanno proiettato uno scenario che rappresenta un duro colpo alla percezione della magistratura come un sicuro baluardo costituente solido e illuminato punto di riferimento per la salvaguardia dei valori della collettività”.

L’immagine dell’amministrazione della giustizia “è stata profondamente lesa nei confronti della generalità dei consociati – ancora i giudici – non solo in ambito strettamente locale ma anche attraverso la diffusione di notizie per mezzo di testate on line”. Gli avvocati difensori hanno preannunciato la presentazione del ricorso in appello.

 


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