Il voto “salato” degli universitari fuori sede: 160 euro (almeno) per tornare a Siracusa. La protesta sui social

Nell'immagine postata sui social, i fuori sede hanno compilato un cartello con scritto #vogliamovotarefuorisede e "Non si può pagare per un diritto". Tra chi ha deciso di lamentarsi pubblicamente, anche la siracusana Lorenza Milardi che per tornare a Siracusa da Torino passando per Roma spende 160 euro

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Ieri si sono tenute le elezioni europee in Italia ma oltre al voto, oltre ai commenti sull’affluenza, oltre alla disamina sui risultati e sui vincitori c’è un dato che non riesce a emergere come dovrebbe: ancora una volta, migliaia di studenti universitari fuori sede, non hanno potuto esercitare il proprio diritto oppure lo hanno fatto affrontando importanti spese economiche. Il diritto di voto è un diritto costituzionalmente riconosciuto e tutti devono potervi accedere. Per questo, nel giorno del voto, l’Unione degli universitari (Udu, liste indipendenti e di sinistra) hanno voluto denunciare il problema con una “fotopetizione”.

Sono circa 400.000 giovani che studiano in una città diversa dalla propria città di residenza e, nonostante le tariffe scontate per il trasporto pubblico, i prezzi per tornare a casa a votare molto spesso restano proibitivi, soprattutto per chi viaggia in aereo – dicono – A questo fattore di difficoltà se ne aggiunge un altro, come la lunga durata dei viaggi, che spesso impedisce il raggiungimento della città di residenza a causa delle attività e degli impegni (didattici o di lavoro, considerando l’alto tasso di studenti lavoratori) nella città di studio. In altri paesi europei esistono forme di voto fuori sede o voto per corrispondenza, addirittura in Estonia quest’anno si è votato online. Pretendiamo che altrettanto nel nostro paese si tuteli il diritto di voto per tutti, compresi studenti e lavoratori fuori sede. Siamo arrivati al paradosso per cui esiste la forma di voto per corrispondenza per gli italiani all’estero ma non per chi si sposta all’interno dei confini nazionali. Si parla spesso della distanza dei giovani dalla politica, eppure non si garantisce loro neanche la reale garanzia di poter esercitare il diritto di voto. Questo governo deve assumersi le proprie responsabilità dell’ennesima promessa non mantenuta, e procedere immediatamente con una modifica della legge elettorale per risolvere questo annoso problema. Siamo stanchi di questa situazione, vogliamo votare fuori sede”.

E così molti studenti fuori sede hanno scelto di protestare partecipando alla “fotopetizione”: nell’immagine postata sui social, i fuori sede hanno compilato un cartello con scritto #vogliamovotarefuorisede e “Non si può pagare per un diritto”. Tra chi ha deciso di lamentarsi pubblicamente, anche la siracusana Lorenza Milardi che per tornare a Siracusa da Torino passando per Roma spende 160 euro (almeno).

“Sconti per scopi elettorali o meno, l’esercizio del diritto di voto deve essere garantito: nessuno dovrebbe essere costretto a pagare neanche 50 centesimi – scrive la studentessa – La soluzione non può e non deve essere cambiare la residenza (che non è fattibile per tutti per una serie di motivi), ma rendere possibile il voto dovunque, a maggior ragione se si è regolarmente iscritti in un Ateneo nel caso degli universitari fuori sede o impiegati nel caso dei lavoratori. Sono io che mi devo auto garantire le condizioni per votare o è lo Stato che lo deve fare per me? La risposta è chiara. Non c’è cosa più brutta di sentirsi privilegiati mentre si esercita quello che dovrebbe essere un diritto di tutti. E non si può pagare per questo.
Purtroppo, a ogni tornata elettorale, centinaia di migliaia di studenti vengono dimenticati insieme ai loro voti. Garantire l’esercizio di un diritto è fondamentale. Bellissime le agevolazioni, ma poco utili se lo sconto Alitalia di 40 euro viene applicato su un biglietto di 500 euro. Centinaia di migliaia di voti andranno persi così, e non possiamo più permettere che questo accada”.


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