31 navi della Marina militare di Augusta contengono amianto. L’Ona: “chiudere subito l’unità”

In Italia in 136 unità navali ancora in servizio c’è amianto nei punti più diversi

Trentuno navi della Marina militare di stanza ad Augusta contengono amianto. È quanto emerso dalla relazione tecnica all’emendamento, voluto dal M5S alla legge di bilancio appena entrata in vigore, con cui la Marina militare ha reso noto, dopo anni di silenzi, che in 136 unità navali ancora in servizio c’è amianto nei punti più diversi. Dagli impianti elettrici alle caldaie, dai dormitori alle infermerie, dalle sale mensa ai magazzini. Di queste navi 45 si trovano a Taranto, 60 a La Spezia e 31, appunto, ad Augusta.

Lo ha reso noto l’Ona, l’osservatorio nazionale amianto che parla di “amianto killer nelle unità militari e nelle basi a terra della nostra Marina. Tricolore al vento che solca il Mediterraneo e fibre killer nei polmoni dei suoi marinai: 570 casi di mesotelioma fino al 2015; almeno 2000 morti per amianto. 1001 casi segnalati alla Procura della Repubblica di Padova fino al 2015 (relazione Commissione Parlamentare d’Inchiesta) e finalmente la confessione che passa attraverso una legge per bonificare”– si legge in un comunicato.

Con l’emendamento, inoltre, sono stati stanziati 12 milioni di euro per il triennio 2020 – 2022, per far partire la bonifica di circa 30 unità navali e ne rimarranno in servizio ancora un centinaio con l’amianto a bordo.

L’ammontare complessivo necessario per la bonifica integrale ammonta a circa 54 milioni di euro. “Certamente questi 12 milioni di euro sono insufficienti, una goccia nell’oceano rispetto alla condizione di rischio effettiva nelle Forze armate”, – afferma il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, Ezio Bonanni, che se pur accogliendo positivamente il provvedimento governativo, dall’altro sottolinea che “la legge è una confessione e una palese ammissione della presenza di amianto nelle unità navali, di conseguenza della responsabilità della Marina e del ministero della Difesa. Se l’unità navale è piena di amianto bisogna chiuderla e preservare la salute dei militari che non possono essere mandati a lavorare in condizioni di rischi”.

Bonanni, inoltre, dice di apprezzare la “fantasia” degli alti comandi della Marina italiana perché viene fuori “una nuova legge per bonificare, come se non trovassero applicazione le norme civili e penali di tutela della incolumità e della sicurezza dei nostri militari e dall’altro ostacola il riconoscimento dei diritti delle vittime. Un accanimento che se fosse usato in battaglia renderebbe la nostra flotta praticamente invincibile – prosegue – invece ci troviamo di fronte a vittime della pace perché l’amianto ha provocato, e sta provocando, più morti di tutte le battaglie navali della seconda guerra mondiale”.

Il legale e presidente dell’Osservatorio nazionale chiede allora alla Marina italiana uno scatto di orgoglio, riconoscendo tutte le vittime e ponendo fine al contenzioso giudiziario e intanto si prepara al giudizio che inizierà alla Corte di Appello di Venezia il prossimo 6 febbraio e che vede al banco degli imputati i più alti ammiragli della flotta Navale, “responsabili, a vario titolo, della morte di centinaia di nostri valorosi marinai (molti già riconosciuti vittime del dovere)”.

L’Ona ha costituito il dipartimento delle vittime del dovere che ha permesso il risarcimento dei danni in sede civilistica e che è possibile consultare, sia attraverso lo sportello telematico https://www.osservatorioamianto.com/vittime-del-dovere/, sia al numero verde 800034294.

 

 


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