Un evento di grande coinvolgimento collettivo nel quale si fondono fede, devozione e tradizioni popolari. E’ tutto questo la Festa di Sant’Antonio Abate, celebrata lo scorso lunedì – giorno dedicato nel calendario liturgico al santo eremita – a Cassaro.
Per il piccolo centro della fascia montana della provincia di Siracusa si tratta di uno degli appuntamenti di maggior richiamo con migliaia di persone che si riversano per le strade del centro provenienti non solo dalla provincia ma anche da diverse città della Sicilia. La Festa di Sant’Antonio, inoltre, è stata inserita nel calendario degli eventi Unesco assieme a quella dei “Tre Re” svoltasi il giorno dell’Epifania.
Oltre alla solenne celebrazione eucaristica officiata nella chiesa di Sant’Antonio dall’arcivescovo di Siracusa monsignor Salvatore Pappalardo, uno dei momenti di maggiore coinvolgimento collettivo è rappresentato dall’accensione di un grande fuoco proprio davanti alla chiesa nel momento in cui fa la sua apparizione sul sagrato il simulacro di “Sant’Antonino” – si tratta di una statua di dimensioni ridotte – che, portato dai devoti, attraversa le strade di Cassaro di corsa.
Dietro uno sciame di ragazzi con in mano le “ciaccare”, delle fiaccole accese nel fuoco fatto ardere davanti alla chiesa: così prende corpo e si anima un altro momento altamente spettacolare della festa, la “ciaccariata di Sant’Antoninu”.
Altri momenti clou nella giornata del 17 gennaio sono la solenne benedizione degli animali sul sagrato della stessa chiesa di Sant’Antonio, e “u’ cialibbru” la caratteristica vendita di doni di ogni genere – rappresentati per lo più da produzioni artigianali tipiche preparate dai devoti ma anche uova, galline e così via – il cui ricavato è destinato alla chiesa di Sant’Antonio.
“Per Cassaro questa festa è da sempre un appuntamento molto sentito e partecipata – ha commentato il presidente del consiglio comunale Angelo Salomone – E’ uno di quei momenti in cui la nostra piccola comunità riesce a far vedere ai tanti visitatori i “tesori” architettonici ma anche etnografici che custodisce e per valorizzare al meglio i quali si sta lavorando ad un progetto che ha al centro l’accoglienza turistica. In un centro come Cassaro, dove la dimensione umana dei rapporti riesce ancora ad essere privilegiata, feste religiose come quella di Sant’Antonio rappresentano anche la naturale occasione per rinsaldare antichi legami con chi, per esigenze di lavoro o di studio, ha dovuto lasciare il paese”.