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A giugno in provincia di Siracusa presentate oltre 18 mila domande di accesso al reddito di cittadinanza

In Sicilia sono 228.407 i nuclei familiari che hanno percepito il reddito di cittadinanza

Nel mese di giugno in Sicilia sono 228.407 i nuclei familiari che hanno percepito il reddito di cittadinanza: in totale sono 572.130 le persone coinvolte e 629,31 l’importo medio mensile erogato. Stando ai dati contenuti nel report elaborato dall’osservatorio statistico dell’Inps, l’Isola è seconda solo alla Campania con 263.779 richieste.

A livello provinciale è Palermo la città con più domande (68.079), seguita a breve distanza da Catania (56.818), mentre più distanti troviamo Trapani (18.936), Siracusa (18.447), Agrigento (16.873), Caltanissetta (10.854), Ragusa (8.954) e ultima Enna (5.801).

Se i mattinali delle forze dell’ordine indicano con freddezza distorsioni e abusi del reddito di cittadinanza (oggi 102 denunce a Messina), il giudizio di imprenditori e sindacati siciliani sulla misura, al centro di un rovente dibattito politico nel governo, esce dal quadro giudiziario e contiene la richiesta di una sua profonda riforma in una Regione tra le prime in Italia per il numero di persone che ne beneficia. “Dal punto di vista dell’attenzione verso chi si trova in difficoltà, il giudizio è positivo: lo Stato ha fatto la sua parte. Ma per il mondo delle imprese è assolutamente negativo. Il reddito di cittadinanza non ha portato nulla in termini di occupazione”, ha detto all’AGI il presidente di Sicindustria  Gregory Bongiorno – Il Governo ha annunciato di non voler fare passi indietro ma lavora a una riforma che metta al centro la formazione per favorire realmente l’inserimento nel tessuto produttivo. Il reddito di cittadinanza non si è trasformato in ciò che doveva essere uno strumento per aiutare chi è in difficoltà e allo stesso tempo formarlo, creando quell’incontro tra domanda e offerta. La questione, purtroppo, e che è mancato tutto il resto. Penso per esempio ai lavori stagionali: molte attività questa estate faticavano a trovare personale perché in molti non era disposti a lasciare, seppur temporaneamente, il reddito di cittadinanza”.

Il meccanismo si è inceppato fin dall’inizio, soprattutto nella seconda fase: “Mi chiedo – spiega l’imprenditore – quale sia stato il ruolo dei  navigator, quasi una sorta di figura mitologica, perché mi domando quante persone che oggi percepiscono il reddito sono state realmente riqualificate?”. Un’occasione mancata per Bongiorno, soprattutto perché è mancato il dialogo tra il mondo delle imprese e coloro che stanno gestendo il percorso di riqualificazione: “Tutto ciò è avvenuto in maniera molto blanda per una strutturale carenza delle agenzie per l’impiego”. Ma il vero rischio oggi è un altro: “Se non si interviene subito – avverte -, si abituano le persone a non lavorare e, soprattutto, a cercare una nuova occupazione. Ma senza la giusta preparazione, nessuno troverà mai una nuova collocazione”.

Più lusinghiero è il giudizio di Mario Ridulfo, segretario Cgil Palermo, per il quale il reddito di cittadinanza si è rivelato uno strumento di “giustizia sociale importante”. Ma per il sindacato la vera scommessa è “separare l’assistenza dal lavoro”. “Occorrono strumenti per percorsi formativi di inclusione sociale – spiega all’AGI Ridulfo – e le modifiche dovrebbero andare in questo senso. Una misura positiva, ora si pensi a dare un lavoro di cittadinanza”. Di certo, un tessuto economico fragile e polverizzato come quello siciliano non ha aiutato, e le strutture che avrebbero dovuto accompagnare queste persone alla ricerca di un nuova occupazione “non sono state adeguate: anche i navigator si sono ritrovati in un contesto, gli uffici del lavoro, che erano già in una condizione di difficoltà”.

A chi accusa i percettori di non voler più mettersi in gioco, Ridulfo ribatte che nell’Isola c’è ancora una questione che riguarda il lavoro sottopagato e precario: “Oggi con il reddito di cittadinanza si trovano meno schiavi disponibili a farsi sfruttare. In atto c’è una discussione aperta, ed è opportuno che si trovino le soluzioni alle storture però bisogna costituire un sistema di controllo che punisca chi approfitta di situazioni di questo tipo”. Insomma, la misura è stata “una benedizione” ma, riconosce il sindacalista, ora “servono dei correttivi perché mantenga gli obiettivi per cui è stato proposto. Soprattutto in una realtà come questa su un milione e 200 mila abitanti della provincia di Palermo, un terzo non lavora e senza una rete di protezione sarebbe stata una vera emergenza sociale”.


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