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A Noto il Nipote di Leonardo Sciascia per Ricordarlo nel Ventennale della Morte

Lucido indagatore del “contesto” politico-sociale della sua terra, di quella Sicilia ferocemente amata  e assurta a metafora della condizione umana, a vent’anni dalla sua morte Leonardo Sciascia può essere considerato profeta della degenerazione politico-esistenziale esplosa nelle maglie del potere pubblico in Italia, come racconta per immagini il documentario “Come la civetta quando di giorno compare”, che sarà proiettato a Noto lunedì prossimo, 30 novembre, alle ore 18, nella Sala Dante del Teatro Vittorio Emanuele, nell’ambito delle attività organizzate dagli Amici della Fondazione Teatro di Noto per rendere omaggio al letterato di Racalmuto.

Ad impreziosire l’evento – ad ingresso gratuito – la presenza del nipote dello scrittore, Fabrizio Catalano Sciascia, che introdurrà l’opera filmica, un’indagine poliziesca ispirata al romanzo di Leonardo Sciascia “Il giorno della civetta” e al recente spettacolo teatrale che ne è stato tratto, per la regia dello stesso Catalano. Un’indagine che cerca di smascherare e di denunciare alcuni dei mali che affliggono sempre più la Sicilia come l’Italia: la corruzione, la connivenza tra mafia e politica e, soprattutto la mancanza di idee.

Il 2009, anno sciasciano, è stato ricco di iniziative per ricordare la grande figura dell’intellettuale – scomparso il 20 novembre del 1989 –  e idealmente sostenuto da un Manifesto dal titolo “Ce ne ricorderemo di questo Maestro” redatto dall’Associazione “Amici di Leonardo Sciascia” perchè la memoria letteraria abbia un futuro.

Tra i firmatari, il premio Nobel 2006 per la letteratura Orhan Pamuk, il direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, Salvatore Settis, l’ex-Presidente della Repubblica, Sen. Francesco Cossiga, uomini politici come Marco Pannella, Emanuele Macaluso e Oliviero Diliberto; poeti come Yves Bonnefoy e Guido Ceronetti, i filologi Cesare Segre e Luciano Canfora, l’editore Elvira Sellerio, il fisico Erasmo Recami, la giornalista Marcelle Padovani, il sociologo della politica Marc Lazar, il giurista Italo Mereu; scrittori come Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Vincenzo Consolo; pittori come Piero Guccione e Bruno Caruso, filosofi come Fernando Savater e Massimo Piattelli-Palmarini. A testimonianza che la vera cultura e l’autorità della parola non conosce divisioni di sorta.

                                                                                                                              (di Elisabetta La Micela)


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