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“A Spirduta”, il quartiere più misterioso nel cuore di Ortigia

Il quartiere 'A Spirduta si trovava a pochi passi da via dei Mergulensi, confinando con le storiche zone dei Bottai, Graziella, Mastrarua e Maestranza

Palazzo Montalto

Nel cuore di Ortigia, tra i vicoli senza tempo della splendida isola siracusana, si nasconde una storia antica e struggente che ha dato il nome a uno dei suoi quartieri più affascinanti e misteriosi: “’A Spirduta”.

Un tempo luogo di incontro per gli ortigiani, il quartiere medievale si trovava a pochi passi da via dei Mergulensi, confinando con le storiche zone dei Bottai, Graziella, Mastrarua e Maestranza. Ma ciò che ha davvero reso celebre questo angolo di Ortigia è una leggenda popolare, tramandata per generazioni.

La leggenda della bambina perduta

Tutto ebbe inizio quando una nave proveniente da un’isola del Mediterraneo approdò a Ortigia. A bordo viaggiava una giovane coppia con la loro bambina di sei anni, dagli occhi azzurri e i capelli color oro, accompagnati da amici e parenti. La famiglia, affascinata dalle meraviglie dell’isola, si immerse nella scoperta delle sue bellezze: dalla Marina alla Fonte Aretusa, fino al maestoso Duomo.

La piccola, vivace e piena di entusiasmo, seguiva il gruppo tra le tappe della visita, che includevano anche una sosta alla storica Palazzo Montalto, con le sue eleganti bifore e trifore, e alla suggestiva via dei Tintori, un tempo abitata dagli abili tintori ebrei.

Convinti che la bambina fosse sempre al seguito, i genitori risalirono sulla nave al termine della giornata. Ma accadde l’impensabile: la bambina non era a bordo. Nessuno dei presenti ricordava di averla vista salire.

La tragedia in mare e il miracolo a terra

Nel disperato tentativo di fermare la partenza, il padre implorò il comandante, mentre la madre fu colta da un malore improvviso. Ma la nave salpò lo stesso. Pochi istanti dopo, il destino si fece beffe della tragedia: una violenta tempesta si abbatté sull’imbarcazione. Raffiche di vento, onde furiose, l’albero maestro abbattuto. La nave, carica di sogni e dolore, fu inghiottita per sempre dal mare.

Intanto, tra i vicoli stretti di Ortigia, la bambina – ignara del dramma – chiamava disperatamente i genitori. Nessuna risposta. Nessuna voce amica.

L’incontro con Cuncittina: l’inizio di una nuova vita

Fu allora che la provvidenza si manifestò sotto forma di due donne: una anziana signora e sua figlia Cuncittina, moglie di un pescatore e senza figli. Raccogliendo le grida della piccola, le due donne la accolsero in casa, la confortarono e decisero di attendere notizie dai genitori.

Ma da Malta – dove la famiglia era diretta – non giunse alcuna richiesta di ricerca, convinti che anche la bambina fosse perita nel naufragio. I giorni passarono e, tra le mura antiche di Ortigia, Cuncittina iniziò a vedere nella bambina un dono celeste. Il marito, venuto a sapere della tragedia durante un viaggio a Malta, decise di non rivelare a nessuno che la piccola era sopravvissuta: forse per amore, forse per colmare il vuoto di un figlio mai avuto.

Da leggenda a identità: la nascita del quartiere “’A Spirduta”

Così, la bambina angelo diventò parte del quartiere, amata e protetta come un miracolo. Col tempo, tutti iniziarono a chiamarla semplicemente “’A Spirduta” – la Sperduta. E proprio da lei prese il nome il quartiere che oggi, tra le mura di Ortigia, continua a custodire questa struggente storia d’amore, tragedia e rinascita.

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