Sarà Creonte il protagonista del processo di “Agon 2026”, l’appuntamento annuale che trasforma il Teatro Greco di Siracusa in un’aula di tribunale chiamata a giudicare i grandi personaggi della tragedia classica. Venerdì sera alle 21.30, sotto i riflettori del teatro siracusano, andrà in scena il dibattimento ispirato all’“Antigone” di Sofocle, con al centro uno dei conflitti più antichi e attuali: quello tra legge morale e legge dello Stato.
A difendere Creonte sarà l’avvocato penalista Nicola Canestrini, esperto di diritto internazionale, che annuncia una linea difensiva destinata a sorprendere il pubblico. “Siamo abituati a pensare che Antigone rappresenti il giusto e Creonte l’errore – spiega – ma chi ascolterà la mia arringa potrebbe ricredersi”.
Canestrini sottolinea come il nodo centrale del processo non sia stabilire se Creonte fosse o meno un tiranno, ma comprendere se la sua decisione di condannare Antigone per aver seppellito il fratello fosse giuridicamente legittima. “Nel processo penale si giudicano i fatti, non la simpatia o l’antipatia di una persona”, osserva l’avvocato, facendo anche riferimento ai moderni processi mediatici che spesso spostano l’attenzione dalla giustizia alla percezione pubblica.
Al centro del dibattimento ci sarà quindi il delicato rapporto tra coscienza individuale e diritto positivo, una questione che attraversa i secoli e che continua ad interrogare la società contemporanea. “Il fatto che qualcosa sia legale non significa automaticamente che sia giusto – afferma Canestrini –. Lo abbiamo visto nella storia con l’Olocausto, l’apartheid e la schiavitù. È un conflitto aperto ancora oggi”.
Secondo il legale, Creonte agisce soprattutto per difendere la comunità e l’ordine della città. “Da uomo pubblico fa ciò che ritiene necessario per affermare la supremazia del diritto rispetto alle spinte individuali”, spiega, aggiungendo però che il personaggio resta profondamente segnato dalle conseguenze delle proprie decisioni.
Nel corso dell’intervista, Canestrini ha anche tracciato un parallelo con temi contemporanei, come l’immigrazione e il rapporto tra legalità e solidarietà. “Anche oggi esistono strumenti per conciliare diritto e coscienza – sottolinea – ed è una sfida importante per chi difende”.
L’avvocato ammette di vivere il processo simulato con grande coinvolgimento: “Non mi piace perdere”, scherza. Ma dietro il tono ironico emerge tutta la serietà di un confronto culturale e giuridico che, ancora una volta, porterà il pubblico del Teatro Greco a interrogarsi sui grandi dilemmi dell’umanità.
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