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Al Comune di Priolo servono le aule del Cumi per gli studenti dei superiori. Ma il Consorzio si rivolge al Tar

Basterebbero tre aule in qualsiasi immobile a Priolo, dove - come ammette il Tar di Catania - il mercato delle locazioni "non risulta tra i più vivaci ed esosi a livello nazionale"

Basterebbero tre aule in qualsiasi immobile a Priolo, dove – come ammette il Tar di Catania – il mercato delle locazioni “non risulta tra i più vivaci ed esosi a livello nazionale”. Un eufemismo, per dire che si troverebbero a prezzi modici. Ma il Consorzio Universitario Megara Ibleo non vuole restituire le tre aule al Comune che le aveva concesse in comodato d’uso gratuito e così ha scelto di rivolgersi al tribunale amministrativo etneo per sospendere il provvedimento sindacale.

Ma il Tar ha dato (momentaneamente) ragione al sindaco, Pippo Gianni, che con ordinanza intimava al Cumi di restituire gli spazi al Comune per farle utilizzare agli studenti delle scuole superiori. Caduta nel vuoto, finora, la richiesta del consorzio di sospendere l’efficacia degli effetti. In attesa di intervenire nel merito, i giudici hanno evidenziato che “che il reperimento di uno spazio alternativo relativo a tre sole aule – si legge – sebbene con il disagio legato alla istituzione di una sorta di sede distaccata, costituisca un sacrificio intollerabile per il Consorzio resistente, anche tenuto conto che il mercato delle locazioni nel Comune di Priolo Gargallo non risulta tra i più vivaci ed esosi a livello nazionale”.

Il Tar sottolinea come, tenuto conto della gratuità, il Comune “salva l’ipotesi che la condotta del comodante risulti contraria a buona fede, possa legittimamente pretendere la restituzione del bene per far fronte a una propria ed effettiva necessità”. Mentre infatti la didattica a distanza costituisce un’alternativa obiettivamente praticabile per gli studenti universitari, gli alunni delle scuole medie superiori sono attualmente tenuti a frequentare le lezioni scolastiche “in loco”. Quindi le ragioni del sindaco sono giustificate, diversamente dal pregiudizio grave e irreparabile lamentato dal Consorzio che non appare effettivamente tale, poiché risulta possibile il ricorso a metodi di didattica alternativa.

In Camera di consiglio il difensore del Cumi ha osservato che il Consorzio sarebbe tenuto allo svolgimento delle lezioni “in presenza fisica degli alunni”, ma tale affermazione lascia perplessi i giudici sia perché molti studenti universitari stanno seguendo le lezioni da remoto sia perché il problema connesso all’accreditamento Anvur potrebbe non porsi nemmeno, poiché il Consorzio è stato raggiunto da un evento inaspettato e non preventivabile “e sarebbe comunque platealmente illegittima un’eventuale revoca di tale accreditamento senza la concessione di un ragionevole termine per la reintegrazione del requisito mancante”.

Insomma, se ne parlerà nel merito, ma il Tar è certo: il reperimento di uno spazio alternativo relativo a tre sole aule – sebbene con il disagio legato alla istituzione di una sorta di sede distaccata – non costituisce un sacrificio intollerabile per il Consorzio.


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