Tre mega ospedali chiamati Hub (il Civico di Palermo, il “Cannizzaro” di Catania e il policlinico di Messina), 15 un po’ più piccoli (detti Spoke), 23 presidi ospedalieri di base, 7 ospedali in zone disagiate e tre ospedali di comunità. L’assessore regionale alla Salute, Baldo Gucciardi, ha presentato la nuova formula della Sanità siciliana ai direttori generali delle Asp e degli ospedali. Un restyling necessario della rete ospedaliera per far rientrare la Sicilia entro i paletti del decreto Balduzzi.
A Siracusa lo “spoke” è l’ospedale Umberto I. I presidi ospedalieri di base, dotati di pronto soccorso, saranno quelli di Avola, Augusta e Lentini. A Noto resta l’ospedale di comunità, ovvero una struttura in grado di erogare assistenza sanitaria di breve durata riservata a quei pazienti che, pur non presentando patologie acute ad elevata necessità di assistenza medica, non possono essere assistiti adeguatamente a domicilio per motivi socio sanitari e che hanno bisogno di prolungare per un certo periodo (20 giorni) la permanenza in un ambiente clinicamente protetto, per completare i cicli di terapia e per la stabilizzazione delle condizioni cliniche; si tratta per lo più di pazienti fragili, affetti da più malattie, con compromissione delle funzioni cognitive e motorie.
Passione civile, però, critica questa decisione puntando il dito contro il sindaco Bonfanti, l’amministrazione comunale e il civico consesso: “l’ospedale Trigona, come nel gioco dell’oca, ritorna alla partenza: una casa di riposo“.
Il piano adesso sarà illustrato anche alle organizzazioni sindacali e la prossima settimana dovrebbe essere depositato in commissione Sanità dell’Ars, il passaggio successivo sarà la presa d’atto da parte della giunta, quindi la nuova rete sarà operativa.
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