“Non parlate di fantasmi, in quella tenuta ho passato la mia infanzia” Ha 80 anni, i capelli bianchi, una memoria vivida e una voce sicura. Maria Luisa, figlia di Maria Giaracà, mette fine — almeno per quanto la riguarda — alle leggende sulla Casa dei Tre Tocchi Siracusa, conosciuta anche come Casa degli Spiriti o Casa delle Tre Sorelle.
Per raggiungere la tenuta bisogna percorrere la provinciale 106, tra Siracusa e Fontane Bianche, in direzione Contrada Arenella. Immersa tra mare, ulivi secolari e silenzi assolati, sorge un’antica masseria settecentesca appartenuta alla famiglia Giaracà, intellettuali e militari che possedevano un piccolo feudo nella zona.
Oggi è un rudere affascinante: la residenza padronale, le stalle, il giardino murato. Un luogo che nel tempo è diventato simbolo di mistero, ma che per Maria Luisa rappresenta tutt’altro.
“Per noi era solo felicità”
“Per noi bambini — racconta — era un luogo magico. Non magico per presenze o spiriti, ma per la libertà di correre in campagna, per il contatto con i contadini, per le grandi tavolate familiari, per i giochi nel frantoio e nel giardinetto arabo con la fontana”.
La famiglia trascorreva lì le estati, mentre gli inverni passavano nell’attesa di tornare “alla Piana”, come la chiamavano. I nonni si trasferivano dal Palazzo Giaracà in Ortigia alla casa di villeggiatura. Il fattore, Giovanni Criscione, visse per anni nella proprietà rurale accanto alla dimora settecentesca.
“Mai, nella mia famiglia, ho sentito parlare di fantasmi. Mai. – dice Maria Luisa – Si tratta solo di dicerie senza alcuna documentazione. Noi vivevamo tranquilli, sereni e felici”.
Le leggende
Eppure attorno alla Casa dei Tre Tocchi ruotano racconti tramandati oralmente che ne hanno alimentato la fama di dimora infestata.
La leggenda più nota è quella dei presunti Baroni di Fontane Bianche: ladri entrati nella villa per un tesoro inesistente avrebbero ucciso i proprietari e decapitato la figlia, gettandone la testa nel pozzo. Nelle notti di luna piena, qualcuno giura di vedere il volto della bambina riflesso nell’acqua. I “tre tocchi” sarebbero l’eco delle tre anime rimaste intrappolate.
Un’altra storia parla di una giovane innamorata di un militare ostacolato dal padre: una morte tragica, una maledizione e l’obbligo di suonare tre colpi davanti alla villa per evitare sciagure.
Infine, la suggestione delle tre sorelle segregate nella masseria, che avrebbero maledetto chiunque non bussasse tre volte alla porta.
Tra mito e memoria
Ancora oggi molti siracusani, passando davanti alla tenuta, suonano il clacson tre volte. Ma Maria Luisa sorride: “È semplice inquinamento acustico”.
Il resto è fantasia popolare.
“Libero spazio alle leggende, ai rituali, alla goliardia. – conclude – Ma per me quella casa resta il luogo delle estati felici. Quando passo da lì non suono: sorrido e ricordo”
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