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Anche a Siracusa i magistrati incrociano le braccia contro la riforma Cartabia. L’Anm spiega i motivi della protesta

A Siracusa sarà anche un modo per discutere proprio della riforma Cartabia e della situazione attuale del mondo giudiziario, tanto che si terrà un tavolo tecnico tra Associazione nazionale magistrati con Ordine e associazioni degli avvocati ma aperto ai singoli professionisti

Braccia incrociate, oggi, da parte dei magistrati siracusani. La protesta è stata organizzata dall’Anm per cercare di fermare (o modificare) la riforma discussa in Parlamento. Ma non sarà uno sciopero in tutto e per tutto, come spiegano presidente e segretario dell’Anm provinciale, il giudice Antonio Alì e il Pm Stefano Priolo.

A Siracusa sarà anche un modo per discutere proprio della riforma Cartabia e della situazione attuale del mondo giudiziario, tanto che si terrà un tavolo tecnico tra Associazione nazionale magistrati con Ordine e associazioni degli avvocati ma aperto ai singoli professionisti. L’idea della protesta è quella di non trattare solo i procedimenti non urgenti, mentre si terranno regolarmente quelli riguardanti minori e detenuti e le misure cautelari. Pm e giudici resteranno in tribunale, ma si asterranno da tutto ciò che non è urgente.

“Non aderiamo all’astensione a cuor leggero – spiegano Alì e Priolo – non lo facciamo per motivi corporativi o sindacali ma riteniamo di essere in una fase in cui si possa ancora fare qualcosa, come dare suggerimenti per eliminare le criticità. Il testo base della riforma era diverso, ma con una serie di emendamenti tanti gruppi parlamentari hanno colto l’occasione per farne motivo di rivalsa, disarticolandola e rendendola un insieme di norme. Ma non si affrontano i problemi che hanno portato al verificarsi di situazioni patologiche del nostro Paese, a partire dal correntismo. Per disarticolare le correnti, ad esempio, si poteva pensare a un sistema elettorale proporzionale per permettere la partecipazione dei magistrati. In questo modo, invece, non si risolve la problematica”.

L’Anm dice no alla separazione delle carriere dei magistrati sulla base della distinzione tra funzioni giudicanti e requirenti. “La riforma non entra nel merito – aggiungono – ma incide sul ruolo del Pm impedendone anche il passaggio di funzioni. Abbiamo paura di un mondo fatto da Pm superpoliziotti e di procure ancor più gerarchizzate. In questo modo il sistema rischia di tradursi in una lesione dei diritti del cittadino. A questo punto, con la separazione delle carriere, si dovrebbero dividere anche quelle del giudice di primo grado da quelle di secondo. Ma non si tratta di una gara, un processo vede l’accertamento della verità”.

Il secondo punto contestato riguarda il fascicolo delle performance, la cosiddetta “pagella del magistrato”, in cui vengono indicati i dati statistici relativi alla carriera professionale di ciascuna toga, il tempo (e gli eventuali ritardi) impiegato per adottare i provvedimenti giudiziari, il numero di arresti chiesti o firmati, il destino che hanno avuto le proprie indagini o le proprie sentenze nei vari gradi di giudizio. “Le valutazioni ci sono sempre state – le parole di Alì e Priolo – ma qui si vuole fare un passo indietro, pensando che il magistrato debba ottenere risultati pensando a quanto fatto. Ma il giudice deve valutare e studiare pure andando contro indirizzi consolidati. Il danno biologico e le tutele dei riders ne sono un esempio. O anche le sentenze a Siracusa sulla tassa di soggiorno, che si sono discostate dagli orientamenti della Cassazione e che con un atteggiamento giuridico rigoroso, parlando di retroattività, hanno portato il legislatore a modificare la legge. Crediamo che eventuali pagelle possano spegnere sul nascere queste fiamme rivoluzionarie. La riforma elude il problema che vuole affrontare: dare efficienza”.

Ed ecco un paio di cifre snocciolate, di pura matematica: il numero dei magistrati in servizio in Italia è notevolmente inferiore a quello che occorrerebbe per risolvere il problema di una giustizia lenta. In Italia ci sono 11,4 giudici per 100 mila abitanti, la media europea è di 21 giudici. Per i Pm ancora peggio: 3,4 Pubblici ministeri per 100 mila abitanti, la media è 11,3. Basterebbe avvicinarsi alla media Ue per estinguere il debito giudiziario. Ma non solo.

“L’intervento del penale nel nostro Paese è eccessivo – sostengono i vertici provinciali dell’associazione magistrati – e finiamo per essere inefficaci in quello che ha valore mentre siamo pieni di fattispecie contravvenzionali. Per essere chiari, ci sono le inosservanze ai provvedimenti del giudice civile che generano denunce penali, ma con condanne fino a 10 giorni o un mese. Hanno senso? Stesso discorso per il danneggiamento di un’auto. Si potrebbe optare su sanzioni amministrative, ma di sicuro il sistema penale non ha efficacia e quindi un’effettiva depenalizzazione potrebbe essere d’aiuto”.

La riforma è però condivisa su alcuni punti, come lo stop alle “porte girevoli”: chi ricopre cariche politiche non può tornare a svolgere il proprio ruolo. O sul concorso in magistratura, in cui si torna come un tempo con l’esame dopo la laurea invece di una serie di scuole di specializzazioni e tirocini che assimilano la professione a un’elite cui accedere solo in caso di disponibilità economica. “Stiamo preparando il terreno fertile per cambiare anche la cultura valoriale del mondo della magistratura tra 20 anni – concludono -. Il nostro è un sistema che ci invidiano anche altrove, invece sembriamo volerci avvicinare al modello Usa. E non è quello che vogliamo”.


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