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Appalti: Cgil, Filcams, Fillea ed Fp regionali chiedono il ripristino della clausola sociale. Domani sit- in a Siracusa

La legge delega ha infatti modificato le previsioni del codice dei contratti pubblici rendendo facoltativa la clausola sociale, la misura cioè volta a garantire la stabilità occupazionale con il reimpiego nel nuovo appalto dei lavoratori impegnati in precedenza e l’applicazione dei relativi contratti nazionali di lavoro

Per chiedere il ripristino dell’obbligatorietà della clausola sociale in caso di cambio di appalto, domani 12 maggio, si terrà a Siracusa, in piazza Archimede alle 10, un sit -in organizzato dalla Cgil con la Filcams, la Funzione pubblica  e la Fillea regionali, cioè le categorie dei lavoratori interessati alla misura.

La legge delega ha infatti modificato le previsioni del codice dei contratti pubblici rendendo facoltativa la clausola sociale, la misura cioè volta a garantire la stabilità occupazionale con il reimpiego nel nuovo appalto dei lavoratori impegnati in precedenza e l’applicazione dei relativi contratti nazionali di lavoro. Per la Cgil e le categorie “si rischia la macelleria sociale con perdita di occupati e mancata garanzia dei diritti lavoratori”. Questo accadrebbe in ambiti di lavoro povero e in servizi e lavori ad alta intensità di manodopera, come quelli di pulimento, le mense, la vigilanza privata, l’edilizia, i servizi ausiliari dei comuni.

Non è un caso che la protesta, che si inquadra in una giornata nazionale di iniziative sindacali, avvenga a Siracusa “dove – fanno sapere i rappresentanti sindacali – è in corso una delicata vertenza col comune”. Ignazio Giudice e Giovanni Amato (Cgil), Monia Cajolo (Filcams), Gaetano Agliozzo (Fp) e Giovanni Pistorio (Fillea) lanciano un appello per un intervento correttivo della Camera dei deputati, affinchè “le regioni con crisi occupazionale come la Sicilia e a più alti livelli di lavoro povero in settori  come gli appalti di servizi caratterizzati da grande frammentazione e da grande fragilità non restino schiacciate da una normativa ingiusta e altamente penalizzante per i lavoratori”.


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