Un battesimo infuocato ma adesso è tempo di gettare l’acqua su fuoco. E non è solo una facile battuta perché si parla di Aretusacque: la nomina del Consiglio di Sorveglianza della nuova società pubblico-privata chiamata a gestire il servizio idrico in provincia ha sollevato dure polemiche e anche alcune prese di posizione molto piccate. E soprattutto bipartisan, nel senso che se è vero che ieri il deputato nazionale di Fratelli d’Italia Luca Cannata non le ha mandate a dire praticamente a nessuno (e stamattina anche il sindaco di Portopalo Rachele Rocca, vicina a FdI ha rincarato la dose), anche un esponente del Pd, il sindaco di Carlentini Giuseppe Stefio si è un po’ arrabbiato lasciando il salone Borsellino di Palazzo Vermexio al momento della votazione.
Stamattina ai microfoni di Siracusa News è intervenuto il sindaco di Canicattini Bagni Paolo Amenta, che è anche presidente Anci, ha ammesso gli errori della politica ma, allo stesso, tempo, ha preso l’impegno affinché la situazione rientri.
“L’ho detto subito che siamo stati bravi: abbiamo permesso che la confusione della politica provinciale e regionale si riversasse nel comitato dei sindaci. Un errore che non era mai accaduto prima. Ma da qui a parlare di cricche o complotti ce ne passa. È un linguaggio inaccettabile e pericoloso. Alla fine, però, l’80% dei sindaci ha votato compatto (metodo utilizzato quello ponderato, ndr), c’è da recuperare quel 20%. È la dimostrazione che, pur tra difficoltà e posizioni diverse, la maggioranza dei comuni ha confermato scelte già deliberate nei consigli comunali. La società è a maggioranza pubblica: il 51% è in mano nostra, dei comuni. È un’opportunità enorme: abbiamo davanti un piano trentennale da 1,2 miliardi di euro per sistemare reti idriche, fognature e depuratori”, ha detto.
La “confusione politica” è bipartisan, e questo è evidente. “Certo. Lo dico da iscritto al Partito Democratico: anche da noi ci sono state visioni diverse. Il sindaco di Carlentini ha abbandonato la seduta, altri hanno scelto la linea del dialogo. Il problema è che i partiti non hanno espresso una direzione chiara. Di conseguenza, ogni sindaco ha agito per conto proprio. Ecco perché dico che serve una distinzione netta: i partiti fanno politica, i sindaci gestiscono i servizi”.
Su come recuperare il 20% di chi non era d’accordo, Amenta ha le idee chiare. “Con il dialogo, con la responsabilità. Quei sindaci devono rientrare perché i loro territori hanno bisogno di investimenti: hanno reti idriche vecchie, depuratori non a norma, fognature da rifare. Se restano fuori, sono proprio i cittadini a rimetterci. Non possiamo permettercelo. Se ci sono dubbi sulle procedure, ci sono i canali giuridici per fare chiarezza. Ma è una cosa parlare di legittimità delle azioni, un’altra è usare parole come “cricche”, che avvelenano il dibattito. Il rispetto delle regole democratiche vale anche per chi è in minoranza”.
Aretusacque non può più aspettare. “Gestiremo oltre 2.000 km di rete idrica, 1.300 km di fognature e 21 depuratori. Serve un piano serio, un gestore unico, e finalmente potremo intercettare fondi regionali, nazionali ed europei. In passato abbiamo perso troppi finanziamenti per via della frammentazione. Ora è il momento di costruire, non di distruggere. Abbiamo consegnato davanti a un notaio la nascita di una società mista, con controllo pubblico. Abbiamo nominato un consiglio di gestione e uno di sorveglianza. Ora la vera sfida è farli funzionare. Non dimentichiamo l’esperienza di SAI 8: una gestione fallimentare che ha lasciato il territorio in ginocchio. Oggi abbiamo il dovere di fare meglio. E per farlo, dobbiamo essere uniti”, ha concluso.
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