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Assunzioni, cene e sconti in cambio di controlli “morbidi”: il direttore dell’ispettorato del lavoro sfruttava anche l’appartenenza massonica

"Il suo approccio alla pubblica funzione è chiaramente e permanentemente orientato al perseguimento di interessi privatistici"

Sapeva di essere indagato, eppure continuava a mantenere lo stesso comportamento nei confronti delle imprese. Il direttore dell’ispettorato provinciale del lavoro, Michelangelo Trebastoni, utilizzava non solo la propria posizione pubblica dominante verso i titolari delle aziende sottoposte a controllo ma tesseva una rete sfruttando l’iscrizione a una loggia massonica.

In mezzo finivano cene di famiglia, un paio di occhiali da cambiare e sconti ritenuti troppo miseri per eventi privati ma “la modestia dell’interesse economico o personale perseguito dall’indagato – si legge nell’ordinanza – non è poi idoneo a fare declassare il comportamento di Trebastoni a una condotta di mero malcostume sociale o di deprecabile arroganza personale. Si tratta al contrario, come condivisibilmente argomentato dal Pubblico Ministero (Salvatore Grillo e Marco Dragonetti, ndr), di azioni di oggettivo rilievo penale”.

Il dirigente è indagato assieme ad Antonio Alberto Lupo, amico e sodale, ai domiciliari, Giuseppe Barbera, Fabrizio Ardita e Michele Donato, tutti e tre destinatari di misure interdittive per un anno. L’accusa è a vario titolo di corruzione, concussione e rivelazione di segreto d’ufficio. Abusando del proprio incarico e dei propri poteri, Trebastoni ha convocato più volte negli uffici dell’Ispettorato un socio di una nota scuola di lingue estere per ottenere un trattamento di favore e un’assistenza dedicata in vista dell’iscrizione del figlio a un corso di inglese e, non avendo ricevuto un feedback positivo da parte dell’imprenditore, disponeva nei giorni successivi l’avvio di un accertamento ispettivo.

In un’altra occasione, ad essere convocati con urgenza alla direzione dell’Itl sono stati i titolari di un negozio di ottica; agli stessi veniva ventilata l’ipotesi di accertamenti sulla loro società con l’individuazione di sicure anomalie, scongiurate grazie all’intervento del direttore il quale, in cambio, otteneva la promessa di un trattamento di favore per l’acquisto di occhiali da vista. L’alto dirigente, inoltre, nel corso di alcuni incontri con i responsabili di una catena di supermercati della Sicilia Sud-Orientale prospettava alle controparti la pianificazione di controlli in modo da condizionarne l’esito senza sanzioni amministrative, ottenendo in cambio l’assunzione di persone da lui segnalate in diversi punti vendita.

“La disinvoltura con la quale il direttore Trebastoni – le parole del gip Andrea Migneco nell’ordinanza di custodia cautelare – si preoccupa di sottolineare la qualità pubblica rivestita, agitandola verso l’imprenditore quale implicita e non tanto sottile condizione intimorente, risponde, a ben vedere, ad un duplice piano di utilità: non soltanto il bene, il servizio o il favore materiale concretamente perseguito (che può essere anche di modesto valore economico), ma anche una sorta di “soddisfazione morale” nell’indurre atteggiamenti di sottomissione e premura quasi servile nella persona offesa”.

Oggi si terrà l’interrogatorio di garanzia per il direttore dell’ispettorato, difeso dall’avvocato Ezechia Paolo Reale. Ciò che emerge, oltre all’uso dei vincoli e dei legami dettati da appartenenze massoniche (sia Trebastoni sia Lupo appartengono alla Grande loggia regolare italiana sezione di Avola) è anche la spregiudicatezza del dirigente: “anche dopo il deposito dell’informativa riassuntiva più volte menzionata – ancora tra le carte dell’ordinanza – e nonostante la consapevolezza di un’attività di indagine a proprio carico, Trebastoni non ha interrotto le sue “gesta”, continuando ad apportare alle indagini elementi utili a testimoniare che quella fotografata dalle attività investigative è stata tutt’altro che un’episodica deviazione da una carriera retta e ligia nella pubblica amministrazione. Il suo approccio alla pubblica funzione, specie a un così delicato ruolo come quello di direttore dell’Itl, è chiaramente e permanentemente orientato al perseguimento di interessi privatistici, spesso e volentieri in stridente contrasto con gli interessi pubblicistici che avrebbe dovuto tutelare”.


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