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Augusta, dal barcone alla laurea. Remon Karam, la storia di un sogno e di tanta determinazione

Ne ha fatta di strada il ventiduenne, egiziano d’origine, ma augustano d’adozione,  accolto da due genitori affidatari che da grande vuole fare l’ambasciatore

Probabilmente quando nel 2013, a soli 14 anni, decise di affrontare da solo il “viaggio della speranza” su una delle tante “carrette del mare” che attraversano il Mediterraneo, pensava intanto a salvarsi la pelle. E mai avrebbe immaginato, un giorno, di sentire riecheggiare il suo nome e la sua storia dal palco del concertone del Primo Maggio a Roma, di avere l’onore di incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di laurearsi in regola ed essere “quel ragazzo venuto dalle onde” protagonista di un libro.

Eppure tutto questo è successo a Remon Karam, ventiduenne egiziano di Alessandria D’Egitto, da 9 anni augustano d’adozione grazie alle generosità di Marilena e Carmelo, i suoi genitori adottivi, che lo hanno preso per mano da un centro di accoglienza e accompagnato in quel percorso di crescita che migliore non poteva essere.

Remon, sei uno dei tantissimi minori stranieri non accompagnati arrivati sulle nostre coste in questi anni, in fuga dalla persecuzione religiosa, scappando di notte senza dire nulla ai tuoi genitori. Per tutto quello che hai fatto sicuramente hai avuto una innegabile fortuna, dall’altro però hai dimostrato una grande tenacia e volontà di ferro nel raggiungere i tuoi obiettivi.

Si, quando sono partito volevo diventare qualcuno, sognavo di fare l’ingegnere informatico, una carriera molto diversa rispetto a quello a cui ambisco adesso. Mi è sempre piaciuto studiare, ad Augusta ho imparato l’italiano in soli sei mesi anche grazie all’aiuto di mia zia, la cognata di mia madre. Studiavo ogni giorno circa tre ore e imparavo le cose in arabo e le traducevo in italiano, facevo il doppio lavoro però così ho imparato mano a mano”.

Dopo il diploma nel 2018 al Ruiz, il mese scorso ti sei laureato alla triennale di Lingue e culture moderne dell’università Kore di Enna con una tesi dal titolo “Io sono persona, dalla migrazione all’inclusione”. E adesso?

“Adesso frequento la magistrale in Lingue per la comunicazione interculturale e per la cooperazione internazionale, ho fatto l’iscrizione anticipata per evitare di restare fermo un anno senza fare nulla e già sto studiando per la magistrale. Alla Kore mi trovo benissimo, è un ambiente giovane, qui ho la mia terza famiglia: la prima è a casa in Egitto dove sono tornato due volte in 9 anni per riabbracciare i miei genitori e mio fratello più piccolo di un anno, la seconda è ad Augusta con i genitori affidatari”.

A proposito di Marilena e Carmelo, i tuoi genitori augustani.

“Se non fosse stato per loro penso che non sarei arrivato dove sono adesso perché è sempre una coincidenza di fatti, di eventi e di persone che hanno contribuito a farmi diventare quel che sono. Se non fosse stato per i miei genitori augustani sicuramente non sarei stato ad  Augusta e non avrei conosciuto Francesca Barra, sicuramente non avrei avuto questi valori che ho adesso e che hanno cercato di conservare, gli stessi dei mei genitori biologici, valori che ho sempre cercato di rispettare e portare avanti. Hanno voluto che studiassi perché era questa la mia intenzione, hanno proseguito con me questo mio sogno insomma, non mi hanno lasciato mai da solo. E se sulla carta, dopo i 18 anni, non siamo niente perché sono genitori affidatari, quello che ci lega è una questione di cuore”.

Ma è stato davvero sempre tutto rose e fiori anche nel rapporto con gli altri?

“Marilena e Carmelo mi hanno  trattato come un vero e proprio figlio, mettendomi in punizione quando magari tornavo un po’ tardi. Ci tenevano più dei mei genitori biologici al rispetto delle regole. Adesso torno a casa ogni due fine settimana, anche se ormai ho la mia vita qui ad Enna. I miei amici di questi anni sono andati fuori dalla Sicilia per studio o lavoro e faccio un po’ di fatica ad integrarmi con i ragazzi augustani. C’è sempre qualcuno che mi guarda un po’ male, dalla testa ai piedi”.

Da grande cosa vorresti fare?

“Vorrei fare l’ambasciatore o entrare al Parlamento europeo per aiutare chi è costretto a scappare. Vorrei fare qualcosa di buono per gli altri e portare avanti la mia battaglia”.

In concreto cosa pensi si potrebbe fare per i migranti?

“Quello che  facciamo per i profughi ucraini dovremmo farlo un po’ per tutti”.

Noti delle differenze?

“Si, noto che c’è un privilegio per uno e per un altro no, noto che ci sono differenze nella classificazione di tipologie  di guerra, di persone, di profughi, è proprio questo quello che detesto. Come la soluzione si trova per uno a livello internazionale si potrebbe trovare anche per altri. Per questo vorrei fare l’ambasciatore o entrare al Parlamento europeo”.

Come hai vissuto l’incontro con il presidente Mattarella?

“È stata una grande emozione, l’ho incontrato grazie al mio successo universitario in qualità di rappresentante, sono riuscito ad avere l’incarico più in alto in assoluto di componente del Consiglio dei garanti che mi ha permesso di rappresentare gli studenti durante l’inaugurazione dell’anno accademico. Per un motivo o per un altro ero la persona giusta al momento giusto, il presidente è rimasto sconvolto, si è emozionato al punto da citarmi nel suo discorso e parlami direttamente in prima persona davanti a tutta Italia”.

Il Primo Maggio milioni di persone hanno conosciuto la tua storia dal palco del Concertone a Roma. Che impressione hai avuto?

“È stato bellissimo, lo sapevo ma non potevo dirlo prima, per fortuna ho Francesca Barra che mi dà sempre la possibilità di potermi esprimere a livello nazionale e anche oltre per portare il mio tema dell’immigrazione, dell’inclusione, dell’accoglienza che non è soltanto per la mia persona ma per tanti altri”.


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