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Augusta, don Palmiro Prisutto scrive ai signori delle industrie: “restituire parte dei profitti alla comunità”

Il sacerdote da sempre in prima fila nella lotta contro l'inquinamento industriale, ha deciso di scrivere una lettera aperta nel segno della giustizia e di un “ravvedimento operoso”

Una proposta per un lavoro pulito” è quanto rivolge don Palmiro Prisutto a “proprietari, direttori e operatori delle aziende del petrolchimico”.

Il sacerdote da sempre in prima fila nella lotta contro l’inquinamento industriale, ha deciso di scrivere una lettera aperta nel segno della giustizia e di un “ravvedimento operoso” da parte dei signori delle industrie. “Considerato il danneggiamento probabilmente irreversibile del territorio dovuto all’industrializzazione; considerati i vostri profitti nel corso di tutti questi anni in cui avete inquinato; considerato che la tassazione del lavoro ha prodotto ingenti guadagni anche per lo stato centrale; fermo restando l’onere giusto e doveroso delle bonifiche – scrive -, chiediamo che parte di questi profitti siano restituiti alla comunità residente su questo territorio“.

Queste nuove risorse sarebbero utilizzate, ad esempio, per il potenziamento e la riqualificazione dell’ospedale di Augusta; la realizzazione di un grande centro sportivo polivalente, il restauro completo dei beni storico-culturali del territorio come i castelli di Augusta e Brucoli, il prosieguo degli scavi di Megara Hyblaea, la realizzazione di un museo, il recupero dell’hangar, il restauro del convento di San Domenico, il recupero e la pubblica fruizione dei siti archeologici esistenti entro il perimetro dell’area industriale.

“Quanto lavoro, quanti posti di lavoro e per quanti anni potrebbe produrre una tale coraggiosa e doverosa decisione? – si chiede ancora padre Prisutto -. E una volta realizzato tutto questo, quel che è stato recuperato non potrebbe costituire il lavoro futuro, pulito e sicuro degli stessi figli degli operai del petrolchimico che magari sono rimasti orfani troppo giovani? Quanto lavoro pulito e quanti posti di lavoro potrebbero dare oggi quegli stessi soldi che hanno “sporcato” il nostro territorio, ma che in gran parte sono andati a finire in qualche altra parte d’Italia o del mondo? Per questa nostra terra e per le nuove generazioni ci sarà mai la possibilità di un riscatto e di un futuro pulito?


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