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Augusta, rimangono in carcere i due rapinatori “vestiti” da finti Carabinieri: hanno assaltato un Compro oro a Messina

Si tratta di Stelo e Saraceno che, durante l’interrogatorio di garanzia al Tribunale di Catania, hanno reso piena confessione

Rimangono in carcere, nell’istituto di pena di Gazzi, nel messinese, Domenico Stelo e Salvatore Saraceno, i due augustani di 43 e 41 anni arrestati in trasferta sabato scorso  dopo aver commesso una rapina ai danni di un “Compro oro” di Messina, “vestiti” da finti carabinieri. Lo ha deciso il gip del tribunale di Catania davanti ai quali nei giorni scorsi i due, assistiti dal difensore Beniamino D’Augusta,  sono comparsi per l’udienza di convalida e che, durante l’interrogatorio di garanzia, hanno reso piena confessione.

Il gip ha così convalidato l’arresto applicando la misura coercitiva della custodia cautelare in carcere considerando che esiste  “il pericolo concreto attuale che gli arrestati, rimessi in libertà, possono reitirare la condotta criminosa”, attesa la “rilevante gravità dei fatti e la pericolosa degli arrestati”  e le  modalità violente della rapina aggravata messa a segno sabato 9 gennaio.

Secondo quanto è emerso dalle indagini i due, intorno a mezzogiorno, si sono presentati in un “Compro Oro” di Messina con addosso due vere divise dei Carabinieri, poi   risultate rubate qualche giorno prima dalla sede dell’associazione dei Carabinieri di Augusta. Avevano il volto parzialmente travisato dalla mascherina chirurgica e dal cappello di Carabinieri che  copriva in parte gli occhi e all’addetto dell’esercizio commerciale sono sembrati due veri militari che dovevano effettuare un controllo al sistema di videosorveglianza installato. Non ha così avuto dubbi nell’aprigli la porta di ferro, ma una volta dentro è finito scaraventato a terra, ammanettato e con la bocca tappata con del nastro adesivo, che gli ha avvolto anche le gambe, un modo da impedirgli di attivare l’allarme.

Dopo aver trafugato il portafoglio dell’uomo,   un orologio di acciaio, la somma di 2200 euro, una tessera bancomat, un borsello e anche il registratore dell’impianto di videosorveglianza i due si sono dati alla fuga  a bordo di una Fiat Punto grigia, risultata poi rubata la mattina stessa. E ritrovata poco distante dal luogo della rapina. I rapinatori, infatti, hanno cambiato auto e hanno tentato di fare perdere le loro tracce con una Fiat 500 di una società di noleggio, ma sono stati rintracciati qualche ora dopo grazie al Gps dell’auto mentre si trovavano nei pressi di Acireale.

Quando gli agenti di polizia, – nel frattempo la Squadra Mobile di Messina aveva avviato le indagini  e trasmesso ai colleghi di Catania ed Acireale – li hanno fermati non hanno avuto dubbi. Dentro l’auto, infatti, oltre al provento della rapina c’erano anche le due divise dei militari dell’Arma usate per mettere a segno il clamoroso colpo in trasferta.

Con lo stesso provvedimento il gip ha dichiarato l’incompetenza del Tribunale di Catania e ordinato la trasmissione degli atti alla Procura del Tribunale di Messina, visto che la rapina è stata messa a segno in quella provincia.


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