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Avola, “favoriva detenuti al carcere di Cavadonna”. Rischia 8 anni agente della Polizia penitenziaria

Secondo la Procura, l'uomo avrebbe fatto da "ponte" tra i detenuti e le famiglie in odor di mafia

Chiesti 12 anni di carcere per Paolo Zagarella, agente di Polizia penitenziaria in servizio al carcere di Siracusa, ridotti a 8 grazie alla richiesta di rito abbreviato avanzata dalla Difesa. Si attende, adesso, l’ultima udienza con la sentenza il prossimo 12 marzo.

Una richiesta pesantissima, quella del Pm Alessandro La Rosa al Gup del Tribunale di Catania, per l’uomo, arrestato nel giugno dello scorso anno con l’accusa di avere passato informazioni a detenuti avolesi. Secondo i magistrati, Zagarella avrebbe fatto da “ponte” tra i detenuti in questione e le rispettive famiglie appartenenti ad ambienti mafiosi.

Una notizia, quella dell’arresto dell’uomo, che la scorsa estate fece parecchio rumore. Arresto che fu eseguito dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Noto e della Polizia Penitenziaria di Siracusa, all’esito di articolata attività di indagine, su disposizione del Sostituto Procuratore Gaetano Bono. Quest’ultimo ha, poi, trasmesso il fascicolo alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania per competenza, dopo l’interrogatorio, in quanto riteneva si dovesse contestare a Zagarella anche l’articolo 7 (aggravante mafiosa, appunto).

L’accusa è di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, peculato e false attestazioni. L’uomo, sempre secondo la tesi della Procura, avrebbe passato informazioni all’esterno del carcere di Cavadonna dove era in servizio. Netta, sin dall’inizio della vicenda, la posizione dell’ex agente di Polizia penitenziaria che, attraverso il suo legale, nega di avere percepito delle somme per i presunti favori nei confronti dei detenuti.


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