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Bonifica della rada di Augusta: Eni presenta ricorso al Tar

Impugnato il verbale della riunione della Conferenza di servizi del 10 febbraio 21 che ha approvato la  relazione Ispra– Cnr

Il ministero con l’atto di diffida prima, con i lavori del tavolo tecnico e della Conferenza di servizi istruttoria qui contestata – continua a prospettare alla società la necessaria attivazione di misure di risanamento che sono di fatto non eseguibili, ma ancor prima non definibili, per la mancanza di sufficienti elementi conoscitivi sulla situazione ambientale del sito e sulla responsabilità per l’esecuzione degli interventi, ancora da individuare”. E’ un passaggio del ricorso -per motivi aggiuntivi- presentato al Tribunale amministrativo regionale di Catania dalla società Eni attraverso i suoi legali Stefano e Francesco Grassi e Corrado Giuliano (quest’ultimo per motivi di opportunità non partecipa già al collegio difensivo e rinuncerà all’incarico ormai formale) con cui si chiede l’annullamento dei verbali della riunione della Conferenza di servizi istruttoria del 10 febbraio scorso e la  relazione Ispra– Cnr del gennaio 2020 e di ogni altro atto connesso, collegato e/o presupposto anche se non conosciuto dalla ricorrente. Alla conferenza dei servizi è seguito il recente decreto del ministero che ha formalmente approvato, appunto, la relazione  sullo stato di contaminazione da mercurio e degli altri inquinanti che sostiene che “le indagini effettuate successivamente a quelle del 2005 sui sedimenti confermano lo stato di contaminazione della rada di Augusta; i processi di deposizione, mobilizzazione ed evoluzione lungo la verticale sedimentaria risultano chiari e non necessitano di ulteriori indagini sul campo”.

Una determinazione questa che, però, la società contesta insieme ad altri presunti vizi illustrati nel provvedimento di 31 pagine presentato contro il ministero della Transizione ecologica in cui  si parte dall’ “atipicità dello svolgimento dei lavori della conferenza di servizi istruttoria e violazione delle garanzie procedimentali del contraddittorio” da parte dell’amministrazione (dello Stato) che “continua a non chiarire a che titolo le società coinsediate nel sito di Priolo vengono – saltuariamente – coinvolte nei lavori della conferenza di servizi oggetto d’impugnazione”.

Se da un lato, infatti- dice Eni- il ministero continua indirettamente a richiamare il coinvolgimento delle aziende “in relazione agli asseriti profili di responsabilità per la contaminazione della rada e al presunto inadempimento alla diffida del 7 settembre 2017 alla bonifica”  dall’altro non le considererebbe alla stregua di soggetti interessati a partecipare al procedimento di verifica dello stato ambientale della rada e ad interloquire con le amministrazioni, considerato che la partecipazione dell’Eni è stata ammessa alla riunione introduttiva del 23 settembre 2020 in cui ha illustrato le proprie osservazioni al documento tecnico oggetto di discussione, ma la sua presenza non è poi stata ammessa  alla riunione decisoria del 10 febbraio 2021, in cui sono state proprio esaminate le osservazioni pervenute alla relazione Ispra-Cnr. E la ricorrente ha dovuto  formulare una apposita istanza di accesso agli atti per acquisire i documenti oggetto di discussione nel corso dell’incontro.

Un’altra parte del ricorso è, invece, dedicata  all’ erroneità delle tesi sostenute dal ministero sulla responsabilità per la contaminazione: “È priva di fondamento la tesi, ribadita dal ministero anche nel corso della riunione del 10 febbraio 2021, secondo cui la sentenza del Tar Catania del 2012, – si legge- dopo aver “accolto i ricorsi delle Aziende ritenendo il progetto di bonifica [della rada di Augusta] sproporzionato e per alcuni aspetti carente”, avrebbe altresì riconosciuto “attraverso il criterio delle presunzioni – la responsabilità delle aziende ricorrenti”. Il ministero, inoltre,  continuerebbe a non tenere conto della precedente decisione del Tar Catania del 2007 o alla sentenza del Cgars 2018, che ha “precisato che l’individuazione dei responsabili per la contaminazione storica rilevata esige un’istruttoria adeguata e partecipata”.

Ci sarebbe dunque un difetto di istruttoria in ordine all’individuazione del soggetto responsabile per la contaminazione: “Allo stato attuale, nonostante anche i diretti solleciti presentati dalla società alle Autorità competenti (rimasti inevasi), alcun accertamento definitivo risulta essere stato effettuato per quanto concerne l’identificazione puntuale delle responsabilità ambientali per la bonifica della rada di Augusta. Peraltro, lo stesso ministero risulta aver a sua volta richiamato (con circolare del 26 agosto 2020) tutte le Province (ivi inclusa quella di Siracusa per quanto concerne il Sin  di Priolo) ad attivare i procedimenti di propria competenza”,  scrivono ancora i tre legali che sottolineano, altresi, come lo svolgimento dei lavori della conferenza di servizi di 10 febbraio conferma “l’assoluto difetto di istruttoria a sostegno dei provvedimenti impugnati con i ricorsi introduttivi (con particolare riferimento alla diffida del 7 settembre 2017), nonché l’irrazionalità, illogicità e non eseguibilità – allo stato attuale – di qualsiasi richiesta di attivazione di misure di bonifica e ripristino ambientale da parte delle società coinsediate nel sito di Priolo, dal momento che non risulta ancora compiutamente acquisito il quadro ambientale della rada di Augusta”.  

E questo perchè l ’istruttoria condotta da Ispra e Cnr “non appare sufficientemente approfondita e dunque in grado di rappresentare correttamente lo stato ambientale della rada, e ciò con particolare riferimento all’utilizzo – da parte degli Enti – di dati non aggiornati o raccolti in maniera disomogenea. Nel valutarne e dichiararne approvabili le conclusioni, la conferenza di servizi del 10 febbraio 2021 non ha adeguatamente considerato i contributi istruttori forniti dalle società coinsediate”. Tra questi lo specifico approfondimento dedicato alle caratteristiche del mercurio presente nei sedimenti della rada, curato per conto dalla società dal professor Bacci e di Aecom, illustrato in occasione della riunione della conferenza di servizi del 23 settembre 2020, e che evidenzia “carenze importanti nell’analisi e nella stessa metodologia di campionamento dei dati alla base della relazione del Cnr-Ispra” e arriva a conclusioni “non solo diverse, ma divergenti e non conciliabili sullo stato ambientale della rada di Augusta in termini di rischio per l’ambiente e la salute dell’uomo. Anche da tali documenti risultano ulteriormente ribadite le criticità già rappresentate con riferimento alla relazione Ispra -Cnr  che non permettono in alcun modo di ritenere acquisito, contrariamente a quanto sostiene l’amministrazione, un quadro informativo adeguato relativamente allo stato ambientale della rada di Augusta. Non si comprende, quindi, come la Conferenza di servizi istruttoria del 10 febbraio abbia potuto del tutto omettere ogni tipo di considerazione delle criticità sin qui rappresentate, arrivando addirittura a dichiarare approvabile l’originaria relazione Ispra-Cnr del gennaio 2020″.

Da qui l’illegittimità per l’Eni delle determinazioni adottate dalla conferenza di servizi impugnata, che non avrebbe messo un punto fermo sull’annosa questione della bonifica della rada nè fornito “alcuna informazione univocamente valida in merito alla condizione ambientale della rada di Augusta”.


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