“Siracusa ha le carte in regola per diventare un polo di ricerca applicata capace di attrarre i migliori talenti del bacino euromediterraneo. E quindi di sostenere progetti di spin-off che diano prospettive concrete e siano una reale interfaccia tra sistema universitario e mondo del lavoro”.
Così Titti Bufardeci, vicepresidente della Regione siciliana, propone la sua città e commenta la decisione di riattivare i corsi di laurea in Beni culturali a Siracusa, che adesso è al vaglio dell’ateneo catanese.
“Siracusa deve scommettere sull’Università come fattore critico per lo sviluppo – ha detto il vicepresidente – e puntare alla creazione di un polo di eccellenza, con attività che esaltino la centralità strategica della città e fungano, così, da catalizzatore per i migliori talenti dell’intero bacino euromediterraneo”.
La riattivazione dei suddetti corsi, però, è insufficiente se si vuol garantire un’offerta didattica ampia e variegata, perché ”se da un lato è bene avere ottenuto la conferma dei corsi di laurea in Beni culturali, altrettanto importante sarà stabilire gli step che condurranno all’auspicato sistema di eccellenze, da realizzare ragionando in termini di percorsi multilinguistici, multiculturali e nel segno dell’ innovazione”.
Bufardeci punta al costante sviluppo della sua Siracusa, lungimirante del fatto che senza innovazione l’università rischia di diventare, col passare del tempo, nient’altro che “un esamificio”.
“Ora è necessario – sottolinea Bufardeci – che il tavolo tecnico, a cui partecipano l’ateneo di Catania e gli enti territoriali, inizi a lavorare alla riqualificazione e al rafforzamento dell’offerta formativa, innestando quindi percorsi di ricerca applicata e innovazione nel segno dell’eccellenza, per creare quei circuiti virtuosi che garantiscano le migliori opportunità agli studenti e al territorio”.
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni







