Bunker “Ad Alto Rischio”: Più Di Mille Chili Di Bombole Senza Certificato

In inverno l’uso delle bombole di gas raggiunge sicuramente i suoi picchi più alti perché nel nostro sud, con un inverno corto e generalmente mite, non si è sviluppata la cultura del “termosifone” a gasolio o a gas di città anche se scorrono molto vicini alle nostre zone importanti “gasdotti”.
Dal 2004 otto miliardi di metri cubi di gas naturale l’anno passano da Mellitah (Libia) a Gela con un gasdotto di 520 chilometri ma ancora la rete di distribuzione non è stata completata.
Restano così le sane e vecchie bombole per riscaldarsi con una stufetta nei giorni peggiori. Poi il tempo migliora e si dimentica tutto.

Questo spazio commerciale che si apre alla vendita delle bombole è un buon mercato tanto da poter indurre qualcuno a creare una rete di distribuzione senza le dovute precauzioni di sicurezza.
E così è successo che la Guardia di Finanza, a seguito di un’attività investigativa, ha scoperto a Noto un deposito abusivo all’interno del quale vi era un notevole numero di bombole GPL ad uso cucina e riscaldamento tenute in assenza delle necessarie autorizzazioni e senza rispettare le previste norme di sicurezza.
Per i depositi oltre i 500 chili è previsto infatti il possesso di un certificato di prevenzione incendi rilasciato dai Vigili del Fuoco. Nel deposito di Noto ce n’erano più di mille senza ombra di certificato.

Un bunker di quelli che ancora esistono e che sono stati costruiti durante la seconda guerra mondiale fungeva da deposito delle bombole ed era posizionato poco fuori l’abitato.

Il titolare F.N, di 50 anni, non aveva nel deposito neanche un estintore, necessario alla prevenzione di eventuali incendi che la commercializzazione di tali prodotti può causare.
Una vera “Santabarbara” con un grosso potenziale di esplosione dai danni impensabili.

 


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