Una seduta al limite del surreale quella andata in scena ieri in Consiglio comunale a Siracusa. L’impressione, per chi magari è meno avvezzo a seguire le dinamiche consiliari, era quella di una “recita a soggetto” di Pirandelliana memoria da parte di tutti i 26 presenti: una maggioranza che andava avanti in ordine sparso e una minoranza che, senza troppi tatticismi ma con grandi personalismi, cercava di mettere sale sulla ferita nel tentativo (poi riuscito) di far saltare il numero legale. Il tutto, è bene sottolinearlo, non mentre si discuteva di bilancio, lavori pubblici o fiscalità locale, ma per l’inserimento in pianta organica di un agronomo. Una revisione del Piao, il piano integrato di attività e organizzazione che al suo interno contiene anche il piano del fabbisogno del personale.
E proprio sul punto, o meglio al secondo atto (Ordine del giorno) è andato in scena il monologo di Sergio Bonafede, il consigliere comunale eletto con il maggior numero di consensi, scudiero di Grande Sicilia, gruppo politico e partitico che regge la maggioranza (oltre a esserne azionista di maggioranza in aula) che in pochi minuti si scaglia contro tutto ciò che fino a oggi ha difeso.
“Mi sono sentito umiliato dall’amministrazione – ha detto Bonafede -, sapevo che in Giunta si sarebbe votato per il Piao ma non che si attingesse da graduatorie esterne. Una decisione frettolosa perché se mi avessero detto prima che avrebbero approvato, prendendo spunto dalla mia mozione, l’avrei ritirata. Invece mi sento preso per i fondelli, mi stanno tirando il filo e ora mettiamo in campo tutte le cose che si dovevano fare: se si fanno, bene, altrimenti possiamo andarcene tutti a casa. Non meritavo questo gesto. Anche l’ultimo dei componenti di minoranza ha ottenuto più di quello che ho avuto io, io non voglio medaglie al petto, non ho bisogno di far istituire l’agronomo, io lavoro per la gente“.
Il gran finale è stato tutto delle opposizioni che, cogliendo la palla al balzo, hanno abbandonato l’aula chiedendo la verifica del numero legale. Una sorta di resa dei conti, è bene ricordarlo, arrivata sull’inserimento in pianta organica di un agronomo.
Oggi resta da capire se la notte è stata buona consigliera e si dovrà valutare se la maggioranza si è ritrovata. Mentre la minoranza, dopo alcuni interventi individuali in aula, nella notte ha fatto ordine, ritrovando trasversalità e producendo una nota unitaria firmata dai gruppi consiliari di Insieme, Partito Democratico, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Una nota nella quale, tutti in coro, denunciano l’implosione della maggioranza, definita “allo sbando” e incapace di garantire un ordinato e trasparente svolgimento dei lavori consiliari.
“Quanto avvenuto restituisce infatti l’immagine di una maggioranza litigiosa, confusa e priva di coordinamento – scrivono i gruppi di minoranza -, incapace di parlarsi perfino sui propri atti e totalmente inadeguata ad affrontare con serietà i problemi della città. La mozione oggetto di discussione era stata presentata da un consigliere espressione della stessa maggioranza, appartenente a Grande Sicilia, forza politica che esprime ben due assessori in Giunta, tra cui l’assessore al personale. Un elemento che rende ancora più grave quanto accaduto in aula. Nel corso della seduta, infatti, l’Amministrazione ha comunicato che i contenuti della mozione erano già stati recepiti nel Piao con una recente delibera di Giunta”.
Tutto questo per le opposizioni certifica il livello di disordine interno raggiunto da una maggioranza “che non comunica nemmeno al proprio interno, che mortifica i propri consiglieri e che dimostra di non avere più né una guida politica né una linea comune.”
Anche se, rivedendo le immagini, pure in minoranza dovrebbero interrogarsi su chi detta la linea e se questa è concordata con le parti. Perché quando il consigliere Marino ha dichiarato che Forza Italia avrebbe abbandonato l’aula, nei volti dei suoi colleghi di partito (Forza Italia) De Simone, La Runa e Burti, si percepisce l’impreparazione a tale decisione. Politicamente corretta (seguendo il manuale di opposizione), ma evidentemente non condivisa. Anche se poi la palla è stata colta al balzo dalle altre forze politicamente contrarie all’amministrazione.
Adesso, però, nasce anche un nuovo problema. Trovare un nuovo “palcoscenico” su cui esibirsi. Il presidente del civico consesso, Alessandro Di Mauro, in chiusura di seduta, dopo aver ripreso e richiamato all’ordine e alla serietà i consiglieri, ha ricordato quante e quali difficoltà avrebbe creato la caduta del numero legale. Da oggi, infatti, l’aula Vittorini sarà interessata da lavori non rinviabili, con conseguente indisponibilità dei sistemi di videoregistrazione e diretta streaming.
Ma il presidente del Consiglio, in applicazione del regolamento, non aveva alternative: ha dovuto convocare la seduta individuando un’aula alternativa (Borsellino), priva però degli strumenti minimi di trasparenza e pubblicità dei lavori.
Proprio per queste ragioni oggi i gruppi di opposizione non saranno presenti in aula. Nella nota congiunta, infatti, Pd, Insieme, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno annunciato che non parteciperanno alla prossima seduta, convocata in seconda chiamata e in un’aula alternativa priva – secondo quanto denunciato – di videoregistrazione e streaming.
Resta da capire se oggi la maggioranza riuscirà a recitare un unico copione dopo lo scontro interno o se quanto accaduto rappresenti solo il primo atto di una crisi più profonda. Così è (se vi pare).
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