Carlo Muratori, ieri sera, al secondo appuntamento di Latomiarte.
Un evento che non si poteva mancare per tutti gli appassionati della musica folk, del “cantastorie di un tempo nuovo”, come ama definirsi lo stesso Muratori.
Una locale pieno, nel giardino della Capitaneria di Porto, zona di Molo Sant’Antonio, una dolce brezza e soprattutto una bianca luna hanno fatto da cornice ad una serata di vecchi ricordi.
Un tuffo nella musica della cultura popolare siciliana, alla ricerca di quell’origine comune, di quella matrice che ci contraddistingue.
Testi profondi che cantano la fame e la rabbia della povera gente, quella che sgobba e che deve emigrare in miniera in Belgio o in guerra a Nassiriya.
Ma Carlo Muratori non si ferma lì. Il suo repertorio a 360 gradi canta di “Leonardo Vitale” il primo “pentito in pectore” della Mafia, canta di Rosa Balistreri con “Assariri” e poi si tuffa nel sociale con “L’amore che beve”, una storia di emarginazione tra poveri immigrati.
E dopo le storie di vita, l’artista afferma il suo inno alla vita, la sua forza costruttiva, con “Fabbrico” per terminare con le più famose “Si maritau Rosa” e la morte dello sceccu.
Al basso Marco Carnemolla, alla chitarra classica Massimo Genovese e alla batteria Francesco Bazzano
