All’alba odierna, a Cassibile, i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Siracusa, coadiuvati da quelli della Stazione di Cassibile, hanno tratto in arresto, per omicidio aggravato, Linguanti Antonino (in foto), 54 enne, pregiudicato, residente in quel centro, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale Distrettuale di Catania, Dott. Oscar Biondi.
La misura cautelare è stata emessa su richiesta del Sost. Procuratore Distrettuale Antimafia, Dott. Luigi Lombardo, a seguito di circostanziati riscontri probatori raccolti dai Carabinieri, che hanno permesso di fare luce, a distanza di 8 anni, su uno degli omicidi consumati in Cassibile, quello di Bologna Salvatore. Il 9 febbraio di quel 2002, dopo la denunciata scomparsa da parte dei familiari e le ricerche protratte per ben tre giorni, il cadavere del Bologna venne ritrovato, legato mani e piedi, in Contrada Manghisi, nel Comune di Noto.
La morte del Bologna, ritenuto persona inserita negli ambienti mafiosi, fece convergere le indagini sull’unica pista probabile, quella di un regolamento di conti tra clan avversi per il controllo del territorio.
L’omicidio segnò anche una svolta decisiva per i due fratelli del morto, Sebastiano e Francesco. Infatti, a seguito dell’eliminazione del congiunto, Sebastiano, allora latitante, fu costretto ad abbassare la guardia di quel tanto che portò gli stessi militari del Reparto Operativo di Siracusa, già sulle sue tracce, a scovarlo in quel di Novara, dove viveva sotto mentite spoglie, ed a trarlo in arresto.
La cattura e l’impossibilità di organizzare qualsiasi proposito di vendetta, lo fiaccarono definitivamente facendogli maturare la volontà di iniziare a collaborare con la giustizia, seguito a ruota dal fratello Francesco. Sebbene entrambi abbiano contribuito a far rinvenire armi, refurtiva, droga e far arrestare diverse persone appartenenti all’ambiente criminale di riferimento, per l’omicidio del fratello, nonostante gli indizi offerti, non si approdò mai a dei riscontri probatori che potessero permettere l’individuazione certa degli autori. Il caso venne quindi archiviato.
Oggi, a distanza di 8 anni, il fascicolo è stato riaperto sulla scorta di nuovi elementi investigativi (e sulla scorta delle dichiarazioni di altri collaboratori di giustizia) che hanno portato a rianalizzare con una prospettiva diversa tutta l’attività di polizia giudiziaria svolta e raccogliere quegli elementi e riscontri probatori che hanno permesso di risalire all’individuazione del responsabile. Il materiale raccolto ha consentito al G.I.P. di emettere l’ordinanza di custodia cautelare in questione.
L’arrestato si era reso responsabile di un analogo fatto di sangue avvenuto sempre a Cassibile nel 1989, l’omicidio di Dugo Corrado. Per tale omicidio fu la stessa vittima, prima di spirare, a rivelare agli inquirenti il nome del suo assassino che fu immediatamente arrestato. Per tale reato, dopo le varie sentenze, quella definitiva portò alla sua condanna a 18 anni e 6 mesi.
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