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Causò un incidente mortale a Pachino: 6 anni di reclusione per omicidio stradale all’amico alla guida

Con la sentenza del 27 maggio si conclude la prima parte di una drammatica vicenda cominciata la notte del 28 dicembre 2019, lungo la maledetta strada provinciale Pachino - Rosolini

Sei anni di reclusione per omicidio stradale. Il tribunale di Siracusa, in primo grado, ha ritenuto colpevole Francesco Cavarra, 21 anni, del decesso di Antonio Malandrino, 19 anni, amico e compagno di squadra. Con la sentenza del 27 maggio si conclude la prima parte di una drammatica vicenda cominciata la notte del 28 dicembre 2019, lungo la maledetta strada provinciale Pachino – Rosolini.

L’incidente – Antonio, quel 28 dicembre di un anno e mezzo fa, aveva deciso di ritornare per la terza volta durante lo stesso giorno a Rosolini, poiché era il portiere della formazione granata che militava in Eccellenza, ed aveva preso parte alle sedute di allenamento mattutina e pomeridiana. La terza volta, trascorsa con la fidanzata e non dentro al rettangolo di gioco, è stata quella del non ritorno. Si è messo in auto assieme a due fraterni amici, tutti calciatori, per raggiungere Rosolini anche di sera.

Al ritorno, alle 3 di notte, ad un chilometro da Pachino, all’altezza di contrada Luparello, l’autovettura Fiat 500 su cui i tre ragazzi viaggiavano (Antonio occupava il sedile posteriore) si è schiantata contro un muro, spezzando la vita del giovane portiere pachinese. Gli altri due ragazzi che viaggiavano con Nino, Francesco Cavarra, suo compagno di squadra nel Rosolini e alla guida dell’autovettura, e Michele Spataro, calciatore del Pachino, sono rimasti feriti ma sono riusciti a salvarsi. Per Nino Malandrino, invece, non c’era più nulla da fare, il ragazzo era già privo di vita quando erano arrivati i soccorsi. Alle prime luci dell’alba si era sparsa la notizia del decesso del giovane Antonio, stravolgendo il mondo dello sport dilettantistico e le comunità di Pachino e Rosolini.

Il processo – Nei confronti di Francesco Cavarra, difeso dagli avvocati Andrea Nicastro e Paolo Alessi, è stata emessa una sentenza di condanna per omicidio stradale a 6 anni di reclusione (pena ridotta di un terzo per il rito abbreviato) e la revoca della patente di guida. A difendere la famiglia di Antonio Malandrino sono stati i legali Massimo Gozzo e Luca Gozzo. Dagli elementi raccolti dai carabinieri, intervenuti subito dopo il fatale impatto, e dalla perizia svolta dal perito nominato dal tribunale di Siracusa, l’ingegnere Mario Cesareo, è stata ricostruita la dinamica dell’incidente mortale. Per il perito, infatti, l’autovettura viaggiava ad una velocità di 130 chilometri orari in un tratto in cui limite è di 50 chilometri orari, in prossimità di una curva e zigzagando su fondo bagnato dall’umidità. Inoltre, dal referto medico tossicologico e alcolemico dell’Asp di Siracusa e dal controesame dell’Asp di Catania, il tasso alcolemico del conducente è risultato di 1,1 g/L, oltre il limite consentito dalla legge.

Il dolore dei familiari di Antonio – Abbiamo fiducia nella giustizia – hanno commentato il padre Salvatore, la madre Nina e il fratello Vincenzo – e rispettiamo la sentenza, è giusto che ci siano delle responsabilità anche se nessuna pena sarà mai sufficiente a colmare il dolore e il vuoto che la perdita di Antonio ha lasciato”. La famiglia ha voluto lanciare un appello a tutti i giovani, e non solo, richiamando al senso di responsabilità di chi si mette alla guida di un’autovettura. “Si deve essere in condizioni adeguate – hanno continuato i familiari di Antonio – altrimenti si mette a repentaglio la propria vita e quella degli altri. A volte può andare bene ma prima o poi succederà l’irreparabile. Il destino ha voluto che quella volta a pagare fosse stato un ragazzo che l’unico gioco che avrebbe voluto fare era un altro, e che l’unica cosa che desiderava era tornare a casa”.

La difesa – I legali Andrea Nicastro e Paolo Alessi hanno annunciato il ricorso alla sentenza. “Quella sera è accaduta una tragedia – si legge nella nota dei legali della difesa – che ha coinvolto tre amici di una vita. Il quadro accusatorio era molto pesante e il giudice sembra avere riconosciuto alcune circostanze attenuanti molto rilevanti. Appena leggeremo le motivazioni proporremo, probabilmente, appello


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