Un sit-in davanti alla casa circondariale di Cavadonna per accendere i riflettori sulle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria e chiedere interventi immediati dopo l’aggressione avvenuta nella notte tra sabato e domenica, quando undici agenti sono rimasti feriti in seguito a episodi di violenza all’interno dell’istituto.
A promuovere la manifestazione è stato il Con.Si.Pe., sindacato della Polizia Penitenziaria, che questa mattina ha portato davanti ai cancelli di Cavadonna la protesta degli operatori penitenziari. Una mobilitazione alla quale hanno preso parte anche rappresentanti provenienti da altri istituti siciliani, a testimonianza, secondo il sindacato, di una situazione che non riguarda esclusivamente Siracusa ma che nel carcere aretuseo avrebbe assunto connotati particolarmente critici.
“La questione del carcere di Cavadonna sicuramente è stata molto delicata – ha spiegato Mimmo Nicotra, presidente del Con.Si.Pe. – però non è una questione isolata, perché quella del sistema carcerario e delle condizioni della Polizia Penitenziaria è un problema che esiste a Siracusa così come in molti altri istituti d’Italia“.
Secondo Nicotra, tuttavia, Cavadonna presenterebbe una situazione ancora più grave, caratterizzata da sovraffollamento e da una forte carenza di personale. “È impensabile che ogni giorno abbiamo delle vittime da mandare in ospedale – ha affermato – e i detenuti sono fermi qua a continuare a menare e a creare altre vittime“.
Il presidente del sindacato ha quindi puntato l’attenzione non soltanto sul sovraffollamento, ma anche sulla necessità di ripristinare il rispetto delle regole all’interno dell’istituto. Una situazione che, a suo giudizio, sarebbe stata aggravata dalla carenza di personale, soprattutto nei ruoli apicali.
Nicotra ha comunque segnalato un primo elemento positivo: “È stato diramato da ieri un interpello nazionale per quattro ispettori che verranno probabilmente qui nei prossimi giorni” e a questi nelle prossime settimane dovrebbe aggiungersi anche un contingente di una decina di unità di agenti di Polizia Penitenziaria in supporto. A suo avviso, l’arrivo di nuovo personale potrebbe rappresentare un primo segnale di cambiamento, anche se, ha sottolineato, “abbiamo toccato il fondo“.
Il punto centrale della protesta riguarda le risposte che il sindacato chiede all’Amministrazione penitenziaria. “Noi da oggi ci aspettiamo una smobilitazione dei detenuti facinorosi – ha aggiunto Nicotra chiedendo che chi si rende responsabile di aggressioni o rivolte venga sottoposto ai provvedimenti previsti dalla legge- che si sono resi e che ogni giorno si rendono responsabili di aggredire poliziotti penitenziari e non solo. Oggi c’è la legge – ha aggiunto – quindi nel caso e specie noi ci aspettiamo che la legge qui funzioni perché è stata troppo silente”.
Il sindacato chiede quindi due interventi essenziali: da una parte una riduzione della presenza dei detenuti ritenuti incompatibili con la struttura, dall’altra l’invio di un numero adeguato di agenti. “Devono mandare via quelli che qui non possono più restare – ha spiegato Nicotra – e devono mandare un contingente di personale bastevole per gestire una realtà complicata.”
Ma per il Con.Si.Pe. il problema riguarda anche le condizioni strutturali dell’istituto. “Se c’è una struttura che non è a norma, non è idonea, quella va aggiustata, altrimenti va chiusa in attesa che venga ripristinata“, ha sostenuto il presidente del sindacato.
Il presidente del sindacato ha inoltre sottolineato la giovane età di una parte consistente del personale della Polizia Penitenziaria, evidenziando come molti agenti con poca esperienza si trovino a operare in una realtà particolarmente complessa.
Una lettura differente, pur partendo dalla necessità di intervenire, è quella fornita dal Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Giovanni Villari, presente al sit-in. Villari ha spiegato che, al momento, la situazione all’interno del carcere sarebbe tornata alla normalità. “I detenuti sono agitati per tutta una serie di concomitanze e un accumulo di condizioni anche pregresse che ha portato a questo exploit. Attualmente sono tranquilli, stanno aspettando anche l’evolversi della situazione“.
Secondo il Garante, “il carcere con meno personale in questo momento è gestibile, è tutto tranquillo, non ci sono rivolte in atto, non ci sono proteste, si sta nell’ordinarietà“.
Questo, però, non significa che la situazione possa essere considerata risolta. “Il personale è molto ridotto e questa è una sofferenza”, ha sottolineato Villari, esprimendo la propria vicinanza agli agenti che stanno manifestando il disagio legato alla carenza numerica e alla mancanza di supporto.
Il Garante ha inoltre difeso il ruolo della direzione dell’istituto, invitando a non concentrare su una singola persona responsabilità che, a suo giudizio, devono essere valutate più complessivamente. “Non è corretto puntare il dito soltanto su una persona“, ha affermato Villari, ricordando che il direttore e la struttura amministrativa “fanno quello che possono con le risorse che hanno a disposizione“.
Il confronto di questa mattina arriva in un momento particolarmente delicato per Cavadonna e si aggiunge alle criticità già affrontate nei giorni scorsi anche in Prefettura, dove si è tenuto un tavolo istituzionale dedicato alle condizioni dell’istituto.
L’obiettivo, al di là delle diverse letture, resta quello di riportare condizioni di maggiore sicurezza all’interno del carcere, tanto per il personale quanto per le persone detenute. Ed è proprio su questo punto che Villari ha concluso il proprio intervento. “Bisogna poi intervenire e riuscire a capire quali sono i nodi da sciogliere per risolvere la questione. La finalità non deve essere persa di vista, che è quella di riportare ordine e sicurezza anche sul luogo di lavoro per tutti coloro i quali sono attori in questo carcere che svolgono attività per il recupero dei detenuti”.
Il sit-in di oggi, dunque, riporta Cavadonna al centro dell’attenzione e mette sul tavolo richieste precise: più personale, una gestione del sovraffollamento, il rispetto delle regole e interventi sulle eventuali criticità strutturali. Un quadro sul quale sindacato e istituzioni chiedono ora risposte concrete.