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“Consentire ai familiari di far visita ai congiunti ricoverati nelle Rsa”, appello dell’Ugl Siracusa alla Regione

Richiesta ufficiale alla Regione di volersi attivare onde concedere lo stesso tipo di autorizzazione adottata nelle altre Regioni e, se necessario, accelerare l’iter richiamarsi ai protocolli già redatti e resi operativi.

Valutare la necessità di mettere in atto opportune disposizioni per consentire ai familiari di poter far visita ai loro congiunti ricoverati nella Rsa della Regione. A chiederlo con una nota inviata al presidente della Regione, Nello Musumeci e all’assessore alla Sanità, Ruggero Razza è il segretario provinciale Ugl Pensionati Luigi Flaccomio. Il sindacalista reputa questa possibilità “un atto oggi dovuto“, in considerazione a quelle che potrebbero essere le benefiche ricadute, sotto l’aspetto umano e, principalmente, piscologico così come da qualche tempo è avvenuto in altre Regioni.

Una privazione questa che – spiega -, noi Ugl riteniamo un atto descriminitario nei confronti di quanti anziani in particolare per le necessità a tutti note, sono ricoverati nelle Rsa. La richiesta,rimane motivata e, a nostro parere, è possibile richiamarsi al protocolo trascritto nelle Regioni dove trova applicamento. Protocollo che ha prodotto positive ricadute e miglioramenti, in taluni casi, anche nella patologia dei ricoverati ospiti delle Rsa che hanno ricominciato a ricevere le visite dei familiari; naturalmente rispettando necessari protocolli anti Covid-19.

Da qui la richiesta ufficiale alla Regione di voler attivarsi onde concedere lo stesso tipo di autorizzazione adottata nelle altre Regioni e, se necessario, accelerare l’iter richiamarsi ai protocolli già redatti e resi operativi. “Detta autorizzazione – prosegue – siamo certi, contribuirà positivamente ad un auspicato ritorno alla normalità nei contatti umani. Noi della U G L, e lo scrivente, ne siamo certi e fiduciosi, che ciò consentirà agli ospiti nelle Rsa e ritrovare una pseudo normalità nel quotidiano di questi nostri fratelli costretti dalla vita e dalle patologie ad essere ricoverati in specializzate strutture, per poter essere assistiti e curati nelle loro necessità.”


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