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Cornicione caduto al ponte Umbertino. Per il sindaco colpa dei “cambiamenti climatici”. Ma era lesionato dal 2009. Ecco le foto |Il soprintendente: "maldestra messa in sicurezza"

L'altro pezzo di cornicione è stato rimosso con la gru di un carro attrezzi per rimuovere autovetture. Di seguito il video della rovinosa manovra

Facciamo una premessa sui fatti, sabato 11 un violento temporale si è abbattuto sulla nostra città, come accade spesso negli ultimi anni. Ci stiamo abituando a bombe d’acqua e, se è vero che il clima sta cambiando, non è di certo collegato a quanto accaduto e vi spieghiamo il perché. Tra i vari danni che ha lasciato l’improvvisa grandinata, c’è il crollo di un pezzo di cornicione di una colonna all’ingresso del ponte Umbertino, lato corso Umberto, a fare maggiore rumore. Il sindaco Francesco Italia intervenendo in serata con un post su Facebook, commentava così:

“La caduta del cornicione è avvenuta oggi pomeriggio a seguito del forte temporale che si è abbattuto sulla Sicilia Orientale causando ingenti danni su tutto il territorio colpito. Il clima è cambiato e il 2021 dal grande caldo a oggi, ci ha dimostrato che non c’è più tempo da perdere. I comuni, le forze di #ProtezioneCivile e gli enti locali necessitano di risorse consistenti di per tutelare l’ambiente e proteggere i cittadini. La classe politica deve fornire strumenti immediati e efficaci nella lotta al cambiamento climatico, e ciascuno di noi deve essere pronto a cambiare le proprie abitudini per uno stile di vita più sostenibile.”

Inizierei dal fatto che se si è staccato un pezzo della colonna sì, probabilmente l’ultima spinta l’avrà data la pioggia. Ma facendo un’indagine temporale in quel punto utilizzando semplicemente Google Earth abbiamo scoperto che la prima evidenza di una frattura risale al 2009. Altro che cambiamento climatico, qui si tratta di stato di abbandono. Nel 2016, come potete vedere dalla foto centrale, la frattura era diventata sempre più evidente e nel 2019 una piantina aveva iniziato a germogliare sulla struttura architettonica. Stiamo parlando di 13 anni di abbandono. Se è vero che non si possono attribuire sempre tutte le colpe a questa amministrazione e al sindaco, è anche vero che Francesco Italia ricopre ruoli di primo piano da 2 legislature. Nel mandato Garozzo era vice sindaco e assessore al centro storico (quindi proprio il luogo interessato di oggi).

Ma il problema ancor più grave è l’atteggiamento, sempre lo stesso, quasi di voler nascondere la polvere sotto il tappeto. La stessa sera del crollo il sindaco ha pubblicato anche un post su Facebook per ringraziare chi fosse intervenuto per mettere in sicurezza l’area. Ma non ha fatto cenno che l’intervento non sia stato fatto direttamente dai Vigili del Fuoco, comunque presenti sul luogo, ma dallo stesso comune con la gru di un carro attrezzi e la fascia che si usa per rimuovere le auto in sosta. Risultato? Distruzione di altro pezzo di cornicione come potete vedere da questo video pubblicato dalla nostra redazione su Facebook con visualizzazioni record di 88 mila visualizzazioni (Qui il Video). Nessun riferimento al fatto che fosse in questo stato da oltre 10 anni? E allora ecco la distrazione di massa con il cambiamento climatico.

Bisogna dire le cose come stanno. Ci sono responsabilità oggettive e di questo, individuarne l’autore e provvedere, deve occuparsene la politica. Che gestisce e coordina uffici tecnici e dirigenti. Inoltre, la procedura per mettere in sicurezza l’area è stata concordata con la soprintendenza? Era presente un tecnico specializzato? La soprintendenza era stata avvertita? Su queste domande attendiamo oggi le risposte del Soprintendente Martinez. Chi pagherà i danni della “dimenticata” manutenzione ordinaria? Chi pagherà i costi di ricostruzione del pezzo goffamente spostato e colpevolmente frantumato? Quanto tempo dovremo aspettare per vedere ricostruita una parte di ponte che non sarebbe mai dovuta crollare in questo modo? Di chi è la responsabilità?

Queste sono le informazioni che il sindaco Italia avrebbe potuto dare sui propri canali social, alzando un po’ il profilo della propria comunicazione istituzionale e anche assumersi responsabilità politiche, prima ancora di scoprire di chi fossero le responsabilità tecniche dell’accaduto. Se Siracusa vuole diventare capitale europea della cultura, non sono queste le premesse. Siracusa sembra essere un edificio maestoso, bello ma semi abbandonato, con un portone nuovo e splendente ma con infissi rotti e mura cadute.

Che i social siano un luogo pieno di odio e rancore non ci sono dubbi, ma oggi sembra abbiano trovato un nuovo nemico leggendo i commenti sui diversi gruppi digitali di confronto della città e Francesco Italia dovrebbe, anzi potrebbe, essere più sincero con la città richiamare i propri dirigenti alle proprie responsabilità. Un po’ come la storia del certificato elettrico scaduto del Talete, per settimane chiuso in piena stagione. Non vogliamo certo una gogna pubblica sul colpevole, ma almeno sapere se sia stato identificato e se siano stati presi provvedimenti. A meno che anche lì non sia colpa del cambiamento climatico.


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