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“Crisi Isab-Lukoil, quali prospettive?”: domani assemblea pubblica promossa dal coordinamento “Cambiamo! Pace e lavoro per la Sicilia”

"L’unica soluzione, alla luce dell’atteggiamento irresponsabile nelle trattative europee, sarebbe quella di una completa ripubblicizzazione degli impianti e dell’assorbimento di tutti i posti di lavoro da parte dello Stato Italiano"

Domani, 23 giugno a partire dalle 19, al Centro Pio La Torre in piazza Santa Lucia a Siracusa, si svolgerà un’assemblea pubblica dal titolo “Crisi Isab-Lukoil, quali prospettive?” promossa dal coordinamento “Cambiamo! Pace e lavoro per la Sicilia”. Interverranno Francesco Pasqua, di Rifondazione Comunista, Antonio Recano, segretario Provinciale Fiom-Cgil e Simona Suriano, deputata nazionale di ManifestA.

“La chiusura, a causa dell’embargo, per Isab-Lukoil significherebbe per il solo comprensorio di Siracusa una perdita di 3.000 posti di lavoro, fra diretti e indiretti, con un effetto domino che provocherebbe un disastro economico e ricadute occupazionali irreparabili per tutto il territorio siciliano (si prevede almeno 10.000 occupati in meno). Al di là dell’efficacia dell’embargo per far cessare le ostilità, tutta da dimostrare, la vicenda Isab-Lukoil ha del paradossale, si rischia di perdere i posti di lavoro e non avere nessun risultato sul fronte della guerra e tantomeno sull’economia russa che guarda ormai alla Cina – si legge in una nota – Con il nuovo pacchetto di sanzioni sul petrolio russo, che esentano gli oleodotti e che colpiscono le forniture via mare (con ampie eccezioni per la Bulgaria) la chiusura diventerà totale e i tempi sono strettissimi. Inoltre, l’embargo colpirà i lavoratori e le lavoratrici siciliani e non tanto la Lukoil che potrà continuare a fare affari (anche migliori visto l’aumento del costo del greggio) con le centinaia di altri Paesi che non applicano le sanzioni. In tutto questo il Governo italiano non è pervenuto, sia per quanto riguarda la trattativa sull’embargo, che ha visto tante e diffuse eccezioni, sia per quanto riguarda i provvedimenti di salvaguardia dei posti di lavoro. L’unica soluzione, alla luce dell’atteggiamento irresponsabile nelle trattative europee, sarebbe quella di una completa ripubblicizzazione degli impianti e dell’assorbimento di tutti i posti di lavoro da parte dello Stato Italiano”.


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