La Regione Siciliana ha dichiarato decaduta la concessione demaniale marittima rilasciata alla Greco Costruzioni & Servizi Srl per lo stabilimento balneare “Scialai”, all’Isola delle Correnti a Portopalo di Capo Passero.
Alla base della decadenza, secondo la Regione, vi sarebbero una serie di gravi violazioni contestate alla società concessionaria, ritenute tali da integrare il “cattivo uso” della concessione e l’“inadempienza degli obblighi derivanti dalla concessione”.
La concessione del 2013 riguardava l’occupazione di 1.000 metri quadrati di suolo demaniale marittimo, di cui 902,6 metri quadrati scoperti e 97,40 coperti, per la realizzazione di uno stabilimento balneare stagionale con servizi bar e ristorazione in legno rimovibile. Secondo quanto ricostruito dalla Regione, però, i successivi accertamenti avrebbero fatto emergere una situazione molto diversa rispetto a quella autorizzata.
Tra gli elementi richiamati c’è innanzitutto il sequestro preventivo dello stabilimento disposto dal Gip del Tribunale di Siracusa, confermato sia dal Tribunale del Riesame sia dalla Cassazione. La Regione richiama inoltre il decreto di citazione a giudizio emesso dalla Procura di Siracusa nei confronti del legale rappresentante della società, a cui vengono contestate, tra l’altro, violazioni in materia paesaggistica e abusiva occupazione di area demaniale.
Secondo l’impostazione riportata nel decreto, la struttura sarebbe stata realizzata in un’area sottoposta al massimo livello di tutela paesaggistica, in assenza di una valida autorizzazione paesaggistica e con opere non consentite dal vigente Piano paesaggistico della provincia di Siracusa, che per quell’area non ammette espressamente “chioschi, lidi balneari e banchine”.
La Regione contesta inoltre alla società una serie di interventi in difformità rispetto al progetto originariamente assentito: vengono richiamati lavori di scavo e movimento terra, modifiche all’impianto fognario, realizzazione di una fossa imhoff e sistemi di smaltimento non conformi a quanto autorizzato, oltre a un’estensione dello stabilimento ritenuta abusiva.
Scialai di Portopalo, depositate le motivazioni: la Cassazione boccia il ricorso
Gli accertamenti citati nel provvedimento parlano infatti di una superficie occupata ben superiore a quella concessa. A fronte dei 1.000 metri quadrati autorizzati, la Regione richiama relazioni che attesterebbero una superficie complessiva arrivata a oltre 3.200 metri quadrati, con un esubero di circa 2.225 metri quadrati, tra area scoperta e area coperta. In particolare, la superficie coperta sarebbe passata dagli autorizzati 97,40 metri quadrati a circa 268 metri quadrati.
Un altro passaggio chiave riguarda l’autorizzazione paesaggistica del 2012, che secondo la difesa della società sarebbe rimasta valida nel tempo anche per effetto delle proroghe normative. La Regione, invece, respinge questa tesi e sostiene che l’autorizzazione abbia cessato di avere efficacia già nel 2020, e comunque sia incompatibile con il nuovo Piano paesaggistico entrato in vigore nel frattempo.
Nel decreto si sottolinea inoltre che la società aveva già presentato in passato un’istanza di ampliamento dello stabilimento ai sensi dell’articolo 24 del Codice della navigazione, ma che tale richiesta era stata rigettata con nota del 30 novembre 2022. Nonostante ciò, secondo la Regione, le opere contestate sarebbero state ugualmente realizzate.
Il ricorso dello Scialai di Portopalo dichiarato inammissibile dalla Cassazione
Per tutti questi motivi, il Dipartimento regionale dell’Ambiente ha ritenuto compromesso il rapporto fiduciario con il concessionario e ha disposto la decadenza della concessione.
La società dovrà ora provvedere allo sgombero e al ripristino delle aree occupate, nonché alla riconsegna delle stesse all’amministrazione entro 60 giorni dalla notifica del decreto. Se l’area dovesse risultare ancora sottoposta a sequestro penale, gli eventuali interventi dovranno essere preventivamente concordati con la stessa amministrazione. In caso di inottemperanza, la Regione procederà con una ingiunzione di sgombero ma è bene precisare anche che contro il provvedimento è possibile presentare ricorso al Tar entro 60 giorni dalla notifica oppure ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana entro 120 giorni.
