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Decreto rilancio, l’associazione commercialisti Siracusa si schiera contro il ministro Gualtieri

Escluse alcune categoria. Il presidente Geraci parla di "razzismo settoriale"

“Continuiamo a rimanere esterrefatti dalle dichiarazioni e dalle norme di provenienza governativa”. Così interviene Salvatore Geraci, presidente dell’associazione nazionale commercialisti Siracusa.

“Abbiamo vissuto – dichiara Geraci – in queste settimane il proliferarsi di norme d’urgenza degne del peggior Azzeccagarbugli con la palese impreparazione di chi le ha scritte usando parole, locuzioni e frasi utili soltanto a creare difficoltà ai soggetti destinatari delle stesse. Su tutto colpisce come il parametro di riferimento utilizzato per poter beneficiare degli aiuti di Stato, talvolta si riferisce ai ricavi, altre volte al reddito ed altre ancora al fatturato. Parole che sembrano essere utilizzate come sinonimi, ma che in realtà identificano momenti diversi della vita di qualunque realtà economica, creando di fatto una confusione generale. Che si stiano strumentalizzando i dati della fatturazione elettronica per limitare gli aiuti alle imprese? Il dubbio sorge spontaneo”.

“Una legge dello Stato deve vivere di luce propria invece che essere subordinata alle circolari degli apparati burocratici che spesso sono orientati a considerare i contribuenti sudditi anziché cittadini. –continua Geraci – Stiamo assistendo a pubbliche dichiarazioni di fonte governativa smentite dagli stessi organi di governo e dalle norme successivamente emanate. Ieri abbiamo ascoltato una dichiarazione del ministro Gualtieri con la quale ha manifestato di non conoscere la differenza tra il concetto di persona fisica da quello di entità economica. L’ignoranza sull’argomento è ingiustificabile così come quella dei 451 superesperti che il governo sta pagando per colmare la propria dichiarata incompetenza”.  

“L’aver escluso dagli aiuti economici – conclude Geraci – i professionisti, e dunque medici, infermieri, giornalisti, avvocati e per quel che ci riguarda anche i commercialisti, realtà economiche di indubbia utilità sociale, ci danno la conferma che stiamo vivendo una gravissima forma di razzismo settoriale nei confronti di alcune categorie, quella dei liberi professionisti, paragonabile alla persecuzione dei kulaki di sovietica memoria”.


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