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Domani a Siracusa la presentazione del libro di Virman Cusenza: “Giocatori d’azzardo”

La storia di Enzo Paroli, l'antifascista che salvò il giornalista di Mussolini

Mussolini e Interlandi

Si terrà domani pomeriggio alle 18,30 al Siracusa international institute di via Logoteta 27 a Siracusa la presentazione del libro di Virman Cusenza “Giocatori d’azzardo. Storia di Enzo Paroli, l’antifascista che salvò il giornalista di Mussolini”.

Interverranno Marina Valensise ed Ezechia Paolo Reale oltre a Virman Cusenza, già direttore Il Mattino e Il Messaggero dopo aver iniziato la sua carriera al Giornale di Sicilia e a I Siciliani. Assunto da Indro Montanelli a Il Giornale, si è occupato di cronaca giudiziaria e politica interna. Nel 2007 ha lavorato a The Independent di Londra. Oggi è consulente di Fremantle per l’attualità.

Il libro è ambientato a Brescia, novembre 1945. L’avvocato Enzo Paroli, socialista e antifascista, incontra nell’affollato carcere di Canton Mombello il detenuto Telesio Interlandi, accusato di collaborazionismo con l’invasore nazista. Interlandi non è un giornalista qualunque, per l’intero Ventennio è stato il ventriloquo di Mussolini. E lo ha seguito anche a Salò. Stanco, provato, è terrorizzato all’idea di affrontare in un’aula di tribunale la responsabilità di essere stato uno dei simboli del regime: il direttore del quotidiano oltranzista «Il Tevere» e della «Difesa della razza», la rivista fondata nel 1938 allo scopo di condurre la campagna antisemita e spianare la strada alle leggi razziali.

Paroli è incerto, consapevole del rischio e dell’azzardo che comporta assumere la difesa di un fascista nient’affatto pentito, di un giornalista che sul razzismo ha costruito la propria fortuna non soltanto economica, di un intellettuale «scomodo», spesso inviso ai gerarchi del partito ma sempre protetto e generosamente finanziato da Mussolini. Eppure, alla fine, Paroli accetta la missione. Anzi, approfittando dell’inspiegabile quanto rocambolesca scarcerazione del prigioniero, decide di nasconderlo insieme alla sua famiglia nella propria abitazione per oltre otto mesi, fino all’archiviazione del caso.

Molti anni dopo, la vicenda finirà per catturare l’interesse di Leonardo Sciascia che alla “fraternità umana” di Paroli e al suo gesto “eroico” voleva dedicare un libro.


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