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Giornata internazionale contro l’omobitransfobia. Stonewall: “Italia fanalino di coda per il riconoscimento dei diritti LGBTQI+”

Dall'ultimo report Ilga Europe l'Italia si conferma ultima in Europa occidentale, dietro tutti gli altri big europei, per il rispetto e riconoscimento dei diritti umani della comunità Lgbt

“Accendi la mente, spegni l’omotransfobia. Non solo il 17 Maggio!“. È questo il claim della campagna, seguita dall’hashtag, #stopomobistransfobia che l’associazione Stonewall invita tutte e tutti a condividere sui social nella speranza che il messaggio diventi virale e stimoli delle importanti riflessioni e soprattutto delle azioni reali e concrete da parte delle istituzioni, per prevenire e contrastare questo fenomeno che colpisce tutte le persone LGBT+. Ideata da Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie pubblicato nel 2003, la prima Giornata internazionale contro l’omofobia ha avuto luogo il 17 maggio 2004, dopo 14 anni dalla decisione dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) di rimuovere finalmente l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali (17 maggio 1990).

Dall’ultimo report Ilga Europe (Organizzazione non governativa internazionale indipendente che riunisce oltre 600 realtà associative provenienti da 54 paesi in Europa e in Asia centrale) l’Italia si conferma ultima in Europa occidentale, dietro tutti gli altri big europei, per il rispetto e riconoscimento dei diritti umani della comunità Lgbt. “Il nostro Paese si classifica al 33esimo posto, su 49 Stati dell’Europa e Asia centrale analizzati – dice Alessandro Bottaro, presidente di Stonewall – Ad aggravare il pessimo posizionamento dell’Italia ha influito pesantemente il naufragio del ddl Zan, per l’irresponsabile operato della nostra classe politica dirigente che ha anteposto i giochi di palazzo alla dignità ed al rispetto della vita di milioni di persone lgbtqi+, che ancor oggi subiscono pregiudizi, discriminazioni, violenza fisica e psicologica in tutti gli ambiti, lavorativi, familiari, scolastici, istituzionali e sociali. Oggi più che mai, occorre celebrare il 17 maggio, per dare un chiaro segnale in controtendenza alle espressioni di odio e di omolesbotransnegatività che ancora attanagliano il nostro Belpaese, sperando di non doverla celebrare più”.


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