L’esame di Stato cambia volto e, dal prossimo anno, tornerà ufficialmente a chiamarsi Esame di maturità. La riforma approvata dal Consiglio dei ministri introduce diverse novità: all’orale non saranno più richieste tutte le materie, ma soltanto quattro, indicate a gennaio dal Ministero. Abolita la discussione iniziale sul documento del consiglio di classe, mentre resta una regola rigida: chi si presenterà impreparato e farà scena muta sarà bocciato.
Un altro capitolo riguarda i percorsi scuola-lavoro: addio alla sigla PCTO, sostituita dal più diretto “formazione scuola-lavoro”. Rivisto anche l’assetto delle commissioni, che passeranno da 7 a 5 docenti, con un compenso più alto e una formazione dedicata.
La professoressa Daniela Betta, insegnante di scienze naturali al liceo Corbino di Siracusa, ha commentato la riforma e le recenti proteste di alcuni studenti durante l’orale.
“Ogni ragazzo ha il diritto di esprimere il proprio dissenso – spiega – ma avrei scelto un’altra strada: affrontare l’esame con brillantezza e poi rifiutare il voto, sarebbe stato un segnale ancora più forte”
Sulla riforma la docente invita alla riflessione: “Prima di prendere decisioni che toccano direttamente gli studenti, sarebbe importante ascoltarli. Spesso i ragazzi non si sentono accolti né realizzati. Vorrebbero una scuola più pratica, con laboratori e attività sul campo, non solo nozioni teoriche”
Per la professoressa Betta, il malessere degli studenti non riguarda soltanto l’esame: “Molti temono per il loro futuro lavorativo. Studiano, si laureano, prendono master e specializzazioni, ma poi rischiano di restare senza opportunità. Anche per questo chiedono una scuola più vicina alla realtà e alle loro aspirazioni”
Sulla valutazione, aggiunge: “Bisognerebbe superare il modello nozionistico e puntare di più sull’empatia, sulla comprensione del percorso personale. Il curriculum dello studente dovrebbe avere un peso maggiore, perché fotografa davvero competenze e inclinazioni”