In tendenza

Esclusiva. Intervista al giudice Migneco a tutto tondo. Dopo Veleni in Procura e Sistema Siracusa, “abbiamo gli anticorpi, un vaccino contro quel virus”

Adesso al Palazzo di Giustizia di respira un'aria totalmente diversa da quella che l'ha ammorbato per anni, dai Veleni in Procura al Sistema Siracusa

Il volto è imperscrutabile. Diciamo pure che lo è per mestiere, poi con la mascherina ancora di più. Cerca di “muoversi” attraverso le parole in un terreno minato, valutando e soppesando ogni termine per evitare di incorrere in eventuali sguardi accigliati dei colleghi. Anche se adesso al Palazzo di Giustizia sembra si respiri un’aria totalmente diversa da quella che l’ha ammorbato per anni, dai Veleni in Procura al Sistema Siracusa. Andrea Migneco è giudice penale del Tribunale di Siracusa e presidente della sottosezione aretusea dell’Anm, l’associazione nazionale magistrati. E nonostante tutte le prudenze del caso, per commentare proprio i due fatti che hanno sconvolto la provincia dal punto di vista giudiziarie soppesa le parole giuste e solo alla fine della lunga chiacchierata si rilassa affermando con decisione: “adesso abbiamo gli anticorpi per evitare che anche in futuro si possano riproporre dinamiche del passato. Adesso abbiamo un vaccino contro quel virus”. Mai parole furono più attuali.

Giudice Migneco, prima i Veleni in Procura, poi il Sistema Siracusa. Si è conclusa con i patteggiamenti di Amara e Calafiore una delle parti fondamentali di questa vicenda almeno per la provincia di Siracusa. Mancano ancora alcune posizioni da definire, come quelle del giudice Mineo e dell’ex parlamentare Verdini. Che cosa ne pensa dell’iter e della conclusione della vicenda, anche se riguarda un altro tribunale?

“Ci sono state sentenze e accertamenti giurisdizionali, tra patteggiamenti e giudicati, e si è gettata luce su una ricostruzione storica dei fatti che hanno avuto la definitività di sentenze emesse in nome del popolo italiano. Voglio evidenziare il lato positivo della vicenda: un accertamento sull’effettiva sussistenza dei fatti e di certe dinamiche illecite è stato ottenuto. Ed è un risultato importante perché al di là dell’entità delle condanne, sono state riscontrate realtà che hanno creato grandi difficoltà ambientali non solo nel Palazzo di giustizia”.

Calafiore a Messina 11 mesi in continuazione (pena complessiva con Roma di 3 anni, 8 mesi e 11 giorni), Amara 3 anni a Roma e 1 anno e 2 mesi a Messina, l’ex Pm Longo 5 anni a Roma e 4 mesi a Messina. L’impressione, anche tra i nostri lettori, è che soprattutto a Messina si sia voluto puntare in alto tralasciando molti ipotetici piccoli filoni più locali. È solo un’impressione?

“Mi rendo conto delle difficoltà a comprendere tali accertamenti tecnici, ma è emerso un sistema ampio e ramificato con tanti rivoli e situazioni anche ambigue, dove la rilevanza penale non sempre è evidente. Si è quindi, probabilmente, portato avanti un apparato di elementi indiziari più probanti rispetto ad altri. È fisiologico, ma osservando l’operato della Procura di Messina prendo atto dei risultati raggiunti in una vicenda complessa e articolata. In un sistema perfetto bisognerebbe perseguire tutti i reati, ma statisticamente non tutti vengono a galla. Nessuna ipotesi ambigua però: voglio solo sottolineare la complessità della vicenda: la datazione di alcune condotte a rischio prescrizione magari ha fatto emergere la necessità di portare avanti questioni più importanti, o con prove più certe”.

Insomma, questo lo dico io: a qualcuno potrebbe essere andata pure meglio del previsto. Ma lei non vede dietrologie. Da magistrato, intanto, riesce a spiegarci perché il Csm ha deciso di archiviare solo in questi giorni l’esposto datato 2016 degli 8 Pm da cui è partita l’indagine sul Sistema Siracusa? Nella delibera della Prima commissione si legge che i fatti segnalati hanno trovato riscontri anche negli esiti giudiziari e disciplinari. E dopo 4 anni, si archivia.

“Comprendo l’effetto spiazzamento, ma gli esposti erano stati assegnati alla I commissione per possibili incompatibilità ambientali e non per procedimenti disciplinari. Alcuni magistrati sono stati poi rimossi dall’ordine giudiziario, quindi i provvedimenti disciplinari e penali sono stati definiti. Il sistema disciplinare ha funzionato, si può fare di più, certamente, ma la giustizia disciplinare funziona. Ed è una garanzia per il cittadino e per il magistrato, considerato che il Consiglio superiore della magistratura deve anche valutare che magari il magistrato stesso non venga messo in minoranza da altri colleghi o da consorterie locali”.

Mi permetto solo di evidenziare un’altra posizione, quella dell’ex Pm Maurizio Musco. In un altro documento della I commissione si contano 7 esposti nei suoi confronti dal 2010 al 2017 e la delibera si conclude con l’archiviazione in quanto non fa più parte dell’Ordine giudiziario essendo stato destituito il 21 settembre scorso. Ma sono passati 10 anni dal primo esposto e lo stesso magistrato non era tra gli 8 firmatari di quell’esposto. Non è passato troppo tempo, vista pure la conclusione, con un evidente incompatibilità ambientale?

“Vicenda vagliata con procedimento penale definitivo. Non so se gli esposti per incompatibilità ambientale fossero pendenti quando sono stati avviati i procedimenti disciplinari e penali. Sulla tempistica non mi esprimo non avendo conoscenza approfondita. Nel caso di specie, dire che alla luce di ciò che è stato accertato dopo si potevano operare scelte diverse, è una valutazione legittima”.

Lo abbiamo detto all’inizio, concludiamo allo stesso modo. Prima Veleni in Procura, poi Sistema Siracusa. Un suo commento alla fine di tutto?

“Sono ottimista e convinto della capacità di auto generazione. Prendo atto con soddisfazione che certe dinamiche sono state in buona parte accertate e questo ci consente di guardare al futuro con uno sguardo più sereno. L’auspicio è che si sia chiusa una stagione e si possa guardare meglio al futuro, abbiamo tanti colleghi giovani e un radicale cambiamento anche dei metodi di lavoro, ma non dobbiamo perderne memoria. Abbiamo gli anticorpi per evitare che anche in futuro si possano riproporre dinamiche del passato e adesso abbiamo il vaccino contro quel virus. Abbiamo percepito con grande angoscia ciò che si è verificato, lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle, abbiamo provato vergogna per l’immagine che la giustizia stava dando, ma questo sentimento è stato accompagnato dall’orgoglio derivante dagli anticorpi al nostro interno, che hanno dato il via ai procedimenti penali e una reazione tempestiva ed efficace”.

Giudice Migneco, la storia non si ripete mai uguale, ma gli uomini possono ripetere i comportamenti. Abbiamo il vaccino e l’antidoto a questi veleni?

“Il ruolo di tutti è quello di vigilare, sempre, perché non si inoculino mai più quei germi che scatenano patologie gravi. La vigilanza collettiva è importante. Dei magistrati, che devono mantenere comportamenti e standard etici rigorosi, e della città. Perché certe dinamiche non si affaccino più”.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo