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Europa Verde Siracusa pungola le aziende del polo industriale: “nessuna proposta valida per il Pnrr, serve una sterzata green”

Per i due co-portavoce anche le agevolazioni per le Zone Economiche Speciali (ZES) devono essere utilizzate per attrarre investimenti green

Europa Verde Siracusa punta il dito contro le imprese del polo petrolochimico accusandole di non aver avanzato alcuna proposta “valida” da poter essere inserita all’interno del Patto nazionale di ripresa e resilienza.

Per i due co-portavoce di Europa Verde Siracusa, Salvo La Delfa e Giusi Nanè se per l’Italia la decarbonizzazione e la transizione ecologica richiesta dal Green Deal europeo è una sfida impegnativa, per la provincia di Siracusa si tratta di una sfida complessa ed imponente. “Non si scorgono – dicono – progetti ambiziosi da poter essere inseriti nel testo del PNRR per il successivo finanziamento dall’UE e la realizzazione nei prossimi cinque anni e mezzo. Molte le iniziative che vanno nella direzione opposta, i proclami, gli attestati di apprezzamento, le congratulazioni da parte di politici su cose che non esistono, di incontri in cui il “greenwashing” ha capeggiato, di riunioni in cui le parole clima, ambiente, natura, ecologia, transizione ecologica, decarbonizzazione sono state utilizzate fuori luogo con un significato fuorviante e mendace.”

I due esponenti di Europa Verde sollevano non poche perplessità ad esempio sull’iniziativa di collaborazione annunciata lo scorso febbraio da Sasol e Sonatrach con il politecnico di Torino per lo studio di fattibilità di un impianto Ccsu (Carbon Capture, Storage and Utilization). Per La Delfa e Nané, infatti “si tratta solo di un progetto di ricerca di riconversione del carbonio in altro carbonio, di chimica grigia, che non può essere finanziato dai fondi del Pnrr ma che potrebbe solo essere finanziato, come tanti altri progetti universitari di ricerca, da altri fondi. Oltre allo studio del CCSU la provincia di Siracusa intenderebbe contribuire alla riduzione dei gas climalteranti e alla sostenibilità ambientale con il progetto dei serbatoi di Gas Naturale Liquefatto (GNL) nel pontile consortile di Punta Cugno, nella rada di Augusta, incurante dell’alto rischio e di un ulteriore elemento di pericolo che tutto ciò comporterebbe. L’utilizzo del metano (pur liquefatto) come combustibile per la mobilità pesante (camion, autobus, navi) non è preso in considerazione nella visione strategica della mobilità sostenibile e della decarbonizzazione, mentre è ormai chiaro che camion, navi e autobus si doteranno di celle a combustibili e si muoveranno attraverso il vettore energetico dell’idrogeno verde.” E per questo motivo i due co-portavoce del movimento politico ambientalista si domandano a chi possa giovare investire su una tecnologia, su impianti ambientalmente impattanti e che a breve correrebbero il rischio di diventare obsoleti

Ci si attendeva – proseguono -, come altrove sta avvenendo, una seria, sostenibile, ecocentrica, svolta green della filiera energetica. E’ necessario, quindi, discutere senza preconcetti, con un linguaggio e una tassonomia ambientale diversi rispetto a quello che si sono utilizzati finora senza arroccarsi su posizioni conservative, protezionistiche e di chiusura, formulando progetti sostenibili, innovativi, rispettosi dell’ambiente e, soprattutto, della comunità. Un impegno serio, corale, abnegato, con proposte e progetti da parte del territorio che vadano nella direzione giusta, che abbraccino la green economy.”

Per La Delfa e Nanè un ruolo fondamentale deve essere svolto dalla politica e, soprattutto, da chi in questo momento rappresenta il territorio a tutti i livelli. “Spetta loro – sostengono – attivarsi seriamente nel solco di quanto l’Europa ci chiede, salvaguardando l’occupazione territoriale. La coperta è corta, il varco è stretto ma bisogna operare con accortezza per evitare conseguenze ancora più nefaste”.

Per Europa Verde è necessario organizzare in modo adeguato anche la transizione occupazionale che accompagna la transizione ecologica, possibilmente attraverso il riconoscimento al nostro petrolchimico dello status di crisi industriale complessa, “in maniera che nessun dipendente rimanga senza lavoro, anzi bisogna mirare ad un aumento dei livelli occupazionali, obiettivo che sicuramente si può raggiungere con l’economia verde”. Processo, quello dello status di crisi industriale complessa che proprio nelle ultime settimane è stato al centro di più incontri tra le aziende industriali, la Prefettura di Siracusa e il governo regionale.

Per i due co-portavoce anche le agevolazioni per le Zone Economiche Speciali (ZES) devono essere utilizzate per attrarre investimenti green, per incentivare i progetti industriali veramente ecosostenibili e non per agevolare gli investimenti ecologicamente insostenibili (che usufruiscono già dei Sad, i sussidi ambientalmente dannosi).  “Si deve avviare una transizione occupazionale che non deve impaurire – dicono ancora -. Il management e i lavoratori del nostro petrolchimico hanno acquisito in questi anni abilità, conoscenze, competenze, know how tecnico di tipo chimico e ingegneristico, gestionale, organizzativo di alto livello che permetterà loro, con le facilitazioni necessarie e richieste, di inserirsi velocemente nella nuova economia. In questa riconversione industriale, in questa transizione energetica, sarebbe stato utile poter disporre nel nostro territorio di un centro di ricerca, un centro studio, un centro di sviluppo delle scienze di base e tecnologico che avrebbe potuto fungere da catalizzatore per la formulazione di proposte e risposte innovative e sostenibili. Il polo industriale del petrolchimico non è riuscito in questi tanti decenni della sua presenza ad avere una visione del futuro e ad investire culturalmente su di esso. Ma c’è ancora tempo – concludono La Delfa e Nanè – e le aziende potrebbero muoversi, se solo lo desiderano, in questo senso calamitando a Siracusa esperti e scienziati di valore.


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