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Eventuale presenza di Covid19 nelle acque reflue di Siracusa, il Comune dice “sì” al monitoraggio da parte di Siam

Il Comune stipula una convenzione con il gestore del servizio idrico che a sua volta effettuerà un campionamento di sei mesi per valutare l'eventuale presenza del virus nelle acque reflue

Un’analisi delle acque reflue di Siracusa per il monitoraggio della presenza del coronavirus Sars-Cov-2. C’è il “sì” della Giunta alla convenzione con la Siam, società che gestisce il servizio idrico in città per il monitoraggio. In estrema sintesi sarà uno studio di 6 mesi per un totale di 78 campioni che l’azienda, dopo la conservazione degli stessi, invierà al laboratorio specializzato d’analisi di Valencia (Spagna) Ltl Levante.

Nell’accordo sono anche stabiliti i punti in cui la Siam effettuerà i prelievi, che nello specifico sono: l’ingresso della stazione di sollevamento di contrada Fusco, il tratto finale della fognatura dell’area nalneare in corrispondenza del recapito alla rete di Siracusa e l’allaccio alla fognatura dell’Ospedale Umberto I.

A seguito della sottoscrizione della convenzione il privato che gestisce gli impianti idrici e fognari di Siracusa si impegna: a farsi carico di sostenere tutti i costi, stimati in 12.669 euro, necessari per sostenere le indagini esonerando quindi il Comune di Siracusa da qualsiasi spesa. L’azienda inoltre – come scritto nel protocollo – si impegna a rendere noto sia all’amministrazione comunale, sia all’Asp, quanto all’opinione pubblica, gli esiti del monitoraggio eseguito mediante pubblicazione periodica dei valori riscontrati.

Una proposta che nasce da studi simili già effettuati in Spagna. La prima rilevazione del materiale genetico Sars-Cov-2 nelle acque reflue non trattate è stata effettuata nell’ambito del lavoro di un gruppo di ricercatori dell’Università di Valencia, l’lstituto di agrochimica e tecnologia alimentare (Iata- Csic), Cebas-Csic di Murcia ed Esamur (Randazzo et al., 2020), in diversi impianti di trattamento nella regione di Murcia con la partecipazione del laboratorio Ltl Levante e del gruppo Dam.

Lo studio conclude che “sebbene sia improbabile che le acque reflue diventino un’importante via di trasmissione per coronavirus Sars-Cov-2, quando la circolazione del virus aumenta in una popolazione, il carico del virus aumenta nei sistemi di fognatura nelle nostre città”. Pertanto, si è verificato che “il rilevamento del virus nelle acque reflue, anche quando la presenza di Covid- 19 è bassa, indica che il controllo delle acque reflue potrebbe essere utilizzato per monitorare la circolazione del virus nella popolazione come strumento di allerta precoce”. Insomma, attraverso questo monitoraggio sia l’amministrazione comunale, sia quella sanitaria avrebbero nuovi elementi per evitare la nascita di nuovi focolai.

Il tutto perchè, come specificato dall’azienda nella proposta di convenzione, “secondo vari studi (Sénchez, G. Iata-Csic), I’Rna virale è presente nelle acque reflue già 16 giorni prima dalla conferma della prima infezione da parte delle autorità sanitarie, e ci sono anche studi che dimostrano che le persone infette espellono frammenti di virus fino a 42 giorni dopo l’infezione.

Per questo motivo, I’analisi del beta-coronavirus, e più specificamente della Sars-Cov-2 nelle acque reflue e nei fanghi prodotti negli impianti di trattamento di acque reflue può funzionare come un sistema di allarme precoce contro possibili seconde epidemie della malattia Covid-19 nelle popolazioni servite.


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