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Fallimenti pilotati, arrestato il “re della 488”. Coinvolte anche società di Siracusa

Gli imprenditori hanno più volte omesso di indicare in bilancio, alla voce relativa ai debiti tributari e previdenziali, il reale ammontare del debito complessivo

Arrestati per bancarotta fraudolenta tre imprenditori siciliani, compreso il “re della 488” – la legge del ’92 che prevedeva agevolazioni a favore delle attività produttive nelle aree depresse – e sequestrate una società con sede a Roma e somme per un milione e mezzo di euro, riferibili a due distinte società della capitale e di Modena. In azione i finanzieri del Comando provinciale di Messina. Tutto è partito dal dissesto della N.C. srl attiva nel settore della fabbricazione di apparecchi per telecomunicazioni, dichiarata fallita dal Tribunale di Messina nel marzo 2017, riscontrando, secondo ipotesi d’accusa, l’esistenza di una strategia finalizzata al fallimento di imprese appartenenti all’ampio gruppo societario, a beneficio di altre società.

Al centro del sistema un 59enne, destinatario della custodia cautelare in carcere, di origini messinesi, ma attivo anche sulle piazze di Roma e Milano, noto in passato come il “re delle 488”, Augusto Reitano, per la sua capacità di saper ottenere fondi pubblici a favore delle sue imprese. Ai domiciliari il fratello 66enne Gabriele, rintracciato a Milazzo, e un 68enne individuato a Valguarnera Caropepe, Cristofero Oliveri. Entrambi ritenuti prestanome.

Gli imprenditori hanno più volte omesso di indicare in bilancio, alla voce relativa ai debiti tributari e previdenziali, il reale ammontare del debito complessivo: tra gli altri, in un caso iscrivendo solo 2,5 milioni di euro in luogo degli oltre 4 milioni di euro, in altro caso addirittura omettendo di effettuare qualsiasi iscrizione rispetto ad una cartella esattoriale pari a oltre 25 milioni di euro. Ancora, in epoca in cui la fallita N.C. srl erano state effettuate numerosissime operazioni a beneficio della AD N. srl e di due altre società appartenenti al medesimo gruppo attive nel settore immobiliare, pure fallite negli anni 2015 e 2016, la P.I srl e la A.I. srl, con sede a Siracusa e a Roma. Augusto Reitano, accusano gli inquirenti, avrebbe gestito, “tramite prestanomi, esecutori delle sue direttive, una vasta e ramificata attività delittuosa, protrattasi nel tempo e caratterizzata dalla peculiare capacità di avvalersi di un numero rilevante di società, alcune delle quali in essere sul mercato”. 

In tal senso, significative alcune intercettazioni in cui un prestanome affermava: “Io ero amministratore, ma io non è che ho fatto l’amministratore mai, perché non ho nemmeno una lira io ho mai toccato, mai un soldo”. E altri riferendosi al ‘re della 488’ affermavano: “Molto probabilmente sta capendo che alla fine è lui che ha fatto sempre questi amministratori, queste cose e quindi pensava di rimanere indenne… le cose sono sempre riconducibili a lui e che quindi lui comunque le sue rogne ce le avrà sempre”.

Un gruppo di imprese che si è sviluppato nel tempo, a partire dai primi anni 2000, e costituito da numerose compagine societarie operanti in svariati settori: dalla costruzione e gestione di alberghi e villaggi turistici nel settore luxury, alla ristorazione, allo sviluppo di attività pubblicitarie sino all’attività di trasporto aereo e marittimo. I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno preso in esame vicende societarie anche risalenti a oltre veni anni fa, su delega del pool di magistrati della procura di Messina responsabili del contrasto alla criminalità economica, focalizzando l’attenzione su una  operazione da 8 milioni di euro, legata a un credito vantato dalla fallita N.C. srl nei confronti di una partecipata, la AD N. srl, attiva in campagne pubblicitarie, poi svalutato, in momenti successivi, nel 2007 e nel 2014. Una operazione finalizzata, secondo l’accusa, a occultare la perdita di esercizio che sarebbe dovuta scaturire dalla svalutazione del credito, di contro mostrando ai creditori una solidità e floridità della fallita N.C. srl.

Analogo schema illecito è stato documentato anche rispetto alla M.G. srl di Melilli, attiva nel settore turistico, pure partecipata dalla fallita N.C. srl, caratterizzato da cessioni di partecipazioni societarie e crediti, ritenute fittizie, sempre al fine di presentare una situazione patrimoniale non rispondente al vero.


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