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Festa di fine Ramadan: “Siracusa capitale multiculturale del Mediterraneo”

L'ex pub Atrium diventerà un centro culturale. All'interno della struttura ci sarà anche una moschea

A piedi scalzi, ciascuno sul proprio tappeto, distanti l’uno dall’altro causa Covid, ma uniti nella fede. Questa mattina alle 7.30, nello spiazzale sopra il Talete, per il secondo anno di seguito, si è svolta la festa di fine al Ramadan. Qui il servizio video

Uno spazio ampio per una tradizione che, piano piano, si sta consolidando con il territorio. Tre i momenti che hanno scandito un’ora dedicata alla fine del digiuno e della “pulizia” dell’anima: prima la preghiera nel silenzio generale, poi la lettura di un passo del Corano, e infine un canto in arabo. “E’ un bel segnale di integrazione – dichiara Ramzi Harrabi, mediatore culturale – Siracusa punta a diventare capitale multiculturale del Mediterraneo”.

“Con noi i siracusani si comportano molto bene, non abbiamo mai avuto grandi problemi di integrazione” – dice il portavoce della comunità bengalese raccontando anche le poche difficoltà nell’ottenere spazi pubblici da dedicare alla preghiera. Unico nodo: “le nostre moschee sono troppo piccole, motivo per il quale stiamo cercando di chiedere all’Amministrazione uno spazio comunale più ampio” – spiega.

Ma, nel frattempo, la sede dell’ex pub Atrium, in Ortigia, diventerà un centro culturale che potrà essere destinato anche alla fede e alle scuole. All’interno di questa struttura, una parte diventerà una vera e proprio moschea. Anche se l’obiettivo è trasformalo in un centro culturale aperto a tutti, al di là del proprio credo.

Un segno di apertura e integrazione che arriva dopo la lettera inviata, nelle scorse settimane, dall’arcivescovo Lo Manto alla comunità islamica, con la quale augurava buon Ramadan.

Piccoli passi, probabilmente, per una città sempre più inclusiva e aperta alla multiculturalità.


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