Garantire il diritto allo studio come diritto alla vita. È questo l’obiettivo di “Fiori dai cannoni”, il progetto raccontato da Maria Grazia Patania, attivista e scrittrice, nato per chiedere l’evacuazione di studenti e studentesse palestinesi vincitori di borse di studio in Italia ma attualmente bloccati a Gaza sotto assedio.
Il progetto, presentato lo scorso agosto alla Camera dei Deputati, chiede l’attivazione urgente di corridoi umanitari e l’emissione di visti per motivi di studio. A promuoverlo è la casa editrice Another Coffee Stories, insieme a Gaza Students, che ha avviato anche la collana editoriale Voci dalla Palestina. “Siamo partiti con venti studenti – spiega Patania – oggi sono quasi duecento i giovani in attesa di un canale sicuro per raggiungere l’Italia”
Tra i primi risultati, la disponibilità di diverse università italiane, tra cui Palermo, ad accogliere studenti palestinesi, ampliando i programmi di borse di studio. Ma non mancano le difficoltà: burocratiche, diplomatiche e soprattutto emotive. “Ogni minuto che passa – sottolinea l’attivista – è un minuto in cui possiamo perdere qualcuno. Non si tratta solo di studio: qui diritto all’istruzione significa diritto alla vita”
La risposta della società civile, aggiunge Patania, è stata forte: “La Marina di Siracusa gremita per salutare la Global Sumud Flotilla lo dimostra. Non è vero che le persone sono indifferenti. C’è attenzione, e serve continuare a fare rete”
Il messaggio è chiaro: non smettere di parlare di Palestina e mobilitarsi affinché cultura e studio diventino strumenti concreti di salvezza e speranza.
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