“Un furto di democrazia”. Ezechia Paolo Reale, leader di Progetto Siracusa definisce così la vicenda “Firmopoli”. Il candidato sindaco alle ultime elezioni, sconfitto da Giancarlo Garozzo, entra a gamba tesa nella vicenda affermando che se la Procura dovesse accertare un illecito il movimento politico si costituirà parte civile.
A detta di Reale è stato comunque falsato il risultato elettorale e quella che doveva essere la storia politica della città, perchè se le illegittimità delle due liste a sostegno del primo cittadino dovessero essere accertate, Garozzo non sarebbe nemmeno arrivato a ballottaggio. Ma la giustizia si sa, ha tempi farraginosi e quindi il rischio, anzi la certezza, è che il procedimento non potrà portare ad alcun ribaltone politico, visto anche che la denuncia è giunta a tre anni di distanza dalle elezioni.
L’avvocato ha poi fatto una piccola cronostoria delle vicende di cronaca che hanno proiettato palazzo Vermexio sulla ribalta nazionale, sin dal primo caso, quello di Cremona, quando emerse che il piano di sviluppo di Siracusa fu copiato nella quasi totalità da quello della città lombarda. L’ex assessore regionale è poi passato ad altre vicende, da gettonopoli in poi, arrivando fino a quella attuale sulle firme false, ma rivendicando sempre l’atteggiamento “diverso” degli esponenti di Progetto Siracusa.
“I nostri consiglieri – ha dichiarato durante la conferenza stampa nella quale è stata anche presentata la nuova sede intitolata alla memoria di Peppe Brandino – hanno rinunciato fin da subito al gettone di presenza, così come noi ci siamo presentati agli elettorali siracusani con apparentamenti visibili e dichiarati, senza accordi sotto banco. E le firme a supporto sono state raccolte anche con la presenza e la certificazione di un notaio, con i nomi dei candidati stampati sui moduli sin dal primo istante.”
Giulio Perotti
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