fbpx

Floridia, in una lettera lo sfogo di una ristoratrice “vittima” del covid e della burocrazia

Il racconto, in prima persona, di chi dall'oggi al domani ha dovuto fare i conti non solo con la pandemia ma anche con la crisi finanziaria che ne è derivata

Immagine di repertorio

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una ristoratrice floridiana che dopo due mesi di inattività si trova a fare i conti con bollette da pagare dipendenti rimasti senza stipendi – nè cassa integrazione – e un futuro incerto da affrontare.

Non riesco a trattenermi dall’esprimere un semplicissimo pensiero vissuto sulla mia pelle da quando ho iniziato a investire tutte le mie forze nel mondo della ristorazione.
Nel 2017, abbiamo deciso di aprire un pub a Floridia cercando di proporre un nuovo modo di concepire il new food. Come in ogni inizio le difficoltà non mancavano. Addirittura alcuni mesi dopo l’apertura abbiamo subito un atto vandalico, che ci ha obbligati a chiudere per alcuni mesi. Solo il nostro coraggio, qualche aiuto e la sicurezza di aver stipulato una polizza assicurativa, ci hano permesso di ripartire. Il percorso era in salita. Con sacrificio e tanto impegno, in un tempo relativamente breve (un anno circa) siamo riusciti ad assumere 10 dipendenti e avere un discreto successo in tutta la provincia.
Improvvisamente, il 9 marzo scorso, con giusto decreto, gli organi istituzionali hanno imposto l’immediata chiusura ti tante attività posto il serio pericolo di una imminente pandemia a causa del coronavirus. Chiusa l’attività, gioco forza, abbiamo messo tutti i dipendenti in cassa integrazione in deroga. A tutt’oggi  i nostri dipendenti non hanno ricevuto un centesimo di cassa integrazione. Prima un fascio di documenti da trasmettere all’Inps. Subito dopo dietro front: tutto alle Regioni.
Qualcuno dovrebbe spiegare come fa a vivere una famiglia senza stipendio da due mesi? Come si fa a non sospendere il pagamento delle utenze? Le società di forniture elettriche dal 4 maggio hanno iniziato a comunicare la messa in mora. Come dire ti do qualche giorno e se non paghi ti riduco l’energia al 15% e dopo ti stacco la corrente. Solo per rinfrescare la memoria in una bolletta quasi il 50% dell’importo è per le imposte dello Stato. Nemmeno questo sono riusciti a fare.
Noi, come tante altre attività nel mondo della ristorazione siamo a incassi zero da due mesi. Io personalmente, a tutt’oggi, non ho ricevuto nemmeno quei famosi 600 euro! Ma perché alcuni li hanno già ricevuti sin dal 15 aprile e  tanti altri, come me, ancora no? Ma non dovremmo essere tutti uguali? No, forse no!
Ho sentito parlare di svariati miliardi stanziati per aiutare le piccole imprese. Magari arriveranno, probabilmente ne serviranno molti meno. Sì, perché mentre decidono la posologia della cura, tante attività saranno chiuse.
Nel Dpcm era previsto un canale preferenziale con le banche per accedere a dei prestiti fino a 25mila euro. Ma anche questo, degno dei più abili voli pindarici. Sarebbe troppo facile inveire sulla questione.
Detto ciò, e presa ancora una volta coscienza della realtà, pur non avendo quella polizza assicurativa nè tantomeno concreto aiuto, abbiamo deciso di ripartire e di essere comunque propositivi. Lunedì 11 maggio riapriremo la nostra attività (rispettando tutte le limitazioni e le regole imposte) solo con le nostre forze e il nostro coraggio. Invito tutti i miei colleghi a reagire e resistere”.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo