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Floridia, una marcia silenziosa contro il Femminicidio. La Fidapa chiama a raccolta scuola e istituzioni

Un corteo che si è concluso davanti a quella panchina rossa divenuta simbolo della lotta contro il femminicidio, dove gli alunni delle scuole floridiane, attingendo alla letteratura, alla musica e alla cronaca, hanno raccontato la violenza di genere

Una marcia silenziosa per ricordare le vittime di femminicidio e celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Un corteo che ha coinvolto scuole, istituzioni, associazioni e cittadini, tutti, e che si è concluso con la messa in scena dell’amore malato e della necessità di porre fine a questa mattanza.

Organizzato dalla sezione locale della Fidapa, il 25 novembre, il corteo è partito da piazza del Carmine per giungere in piazza del Popolo dove proprio davanti a quella panchina rossa divenuta simbolo della lotta contro il femminicidio, dopo gli interventi istituzionali, gli alunni delle scuole floridiane (i tre istituti comprensivi e il liceo) hanno raccontato la violenza di genere. Attingendo alla letteratura, alla musica e alla cronaca più recente, hanno raccontato le donne che finiscono preda di maschi violenti e assassini.

“Dall’inizio dell’anno sono già 104 le vittime di femminicidio, dati non certo incoraggianti che restituiscono l’immagine di un Paese in cui, ancora oggi, le donne vengono uccise in quanto donne – ha affermato Anna Sarnataro, presidente Fidapa Floridia –. Tutti insieme dobbiamo cercare di eliminare questa violenza, persistente, resistente, trasversale, che non conosce classi sociali. Dobbiamo contribuire a interrompere questa catena terribile di violenza. Dobbiamo fare appello alle istituzioni perché le donne che hanno più difficoltà a denunciare sono quelle economicamente non indipendenti. Occorrono quindi misure di welfare per supportare le donne, perché possano conciliare il lavoro, la famiglia, i figli e poi facciamo appello anche alla scuola, perché deve essere il vivaio delle nuove coscienze. Dobbiamo aiutare i nostri ragazzi a crescere, a diventare uomini con ideali. Non importa che siano bravissimo a scuola se non hanno valori”.

Quindi il sindaco Marco Carianni: “La Fidapa ha dimostrato con i fatti che le donne fanno davvero la differenza. Sono contento che siano state coinvolte le scuole. Vedo qui tante ragazzine, ricordatevi di essere sempre indipendenti, di non subordinare mai la vostra vita a quella di nessuno, semmai trovate qualcuno che la vostra vita la completi, che la renda migliore. E soprattutto allontanatevi da chi si dovesse permettere di avere un atteggiamento violento nei vostri confronti e denunciate”.

“Ci auguriamo di non dover più celebrare questa manifestazione” ha ammesso invece Adria Mudanò, responsabile Cultura della Fidapa. “Stasera non abbiamo voluto un’esibizione, non è uno spettacolo. Abbiamo chiesto solamente di fruire di uno spazio di riflessione collettiva, in un abbraccio ideale, corale, con tutte le rappresentanze della collettività. Perché effettivamente sentiamo di dover fare questo. Invitiamo le donne a riconoscere l’amore vero e a distinguerlo da quello che amore non è. Incitiamo la giustizia a fare un corso veloce, efficace. A usare strumenti immediati e continuativo per tutelare quelle donne che sono in pericolo. Incitiamo la società tutta a riprendere certi valori che non sono solo del passato, sono valori eterni, fondanti per la società, di una quotidianità pacata e gentile e faccio appello soprattutto ai due grandi pilastri della società: la famiglia e la scuola, senza le quali l’individuo non torva orientamento, che lavorano e devono continuare a lavorare in simbiosi, in interazione, con assoluta collaborazione”.

Infine, il deputato regionale del Pd Tiziano Spada: “Prima si è parlato dell’indipendenza economica che è ciò che spinge tante donne a mantenere quello status di sudditanza nei confronti di un uomo violento. Proprio in ragione di questo ho presentato, nel corso della passata legislatura, un disegno di legge che è stato approvato e finanziato e che si chiama “Reddito di libertà”, un supporto economico che prevede un contributo nei confronti delle donne vittime di violenza, proprio per creare quell’indipendenza economica che possa consentire loro di distaccarsi da un contesto familiare violento. In questa legislatura, proporremo ancora questa iniziativa, magari ampliando la disponibilità economica, per consentire, una volta per tutte, non solo il riconoscimento del valore della donna ma permettere a tante famiglie che oggi vivono in silenzio queste violenze, di rendersi indipendenti e magari di iniziare una nuova vita”.


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